Stoccafisso accomodato


stoccafisso accomodato

Lo stoccafisso accomodato è un piatto della più stretta tradizione genovese e ligure, così stretta che fuori dalla Liguria, non solo non lo servono, ma non sanno nemmeno cosa sia.

E’ un piatto con un sapore molto particolare, delicato ma preciso, che non lascia indifferenti: lo si ama o lo si odia. Io lo amo moltissimo, lo cucino con piacere e vi propongo la ricetta, a voi decidere se azzardare o fare prima una gita al mare per capire meglio di cosa stiamo parlando …

La difficoltà maggiore nella preparazione di questo piatto, se non si è in Liguria, risiede nell’approvvigionamento dello stoccafisso. Cominciamo a dire che stoccafisso e baccalà non sono assolutamente la stessa cosa: va bene, è sempre merluzzo, anzi  merluzzoni grandi, che si pescano nell’oceano, ma per il baccalà i filetti di pesce sono conservati sotto sale (secondo la più antica tecnica di conservazione), mentre per lo stoccafisso si tratta di essicazione, che lo rende rigido (stoccafisso = stock fish = pesce bastone).

Quindi lo stoccafisso, al momento dell’acquisto, dovrebbe essere secco e rigido. No! perché il negoziante avrà provveduto a tenerlo a mollo in acqua corrente per qualche giorno, di modo da reidratarlo e renderlo morbido. Se lo acquistate e il vostro pescivendolo tenta di convincervi ad acquistarlo secco, e ad ammollarlo voi, per carità lasciate perdere: potete immaginare cosa significhi tenere un pesce in una bacinella per qualche giorno, anche cambiando spesso l’acqua? Un odore insopportabile!

Quindi procuratevi stoccafisso già ammollato, e andiamo avanti.

Per quattro persone servono:

  • 800 gr. di stoccafisso (tagliato a pezzi dal pescivendolo)
  • 4 grosse patate
  • 6 filetti di acciuga sott’olio (o 3 acciughe sotto sale, da dissalare)
  • Una manciata di pinoli
  • Una manciata di olive taggiasche
  • Abbondante olio evo (per favore, qui usatemi un olio della Liguria!)

Tempo di preparazione: 40 minuti

Tempo di cottura: da ¾ d’ora a 1 ora, secondo le patate.

Per prima cosa mettete lo stoccafisso in una pentola, copritelo a filo d’acqua, aspettate che bolla e, appena alza il bollo, toglietelo dal fuoco e scolatelo. Questa operazione serve a togliere pelle e lische, che verranno via con estrema facilità, ma ricordate che più lo stoccafisso bolle e più si indurisce, quindi occhio, non distraetevi.

Mentre lo stoccafisso bolle e poi si raffredda un po’, tagliate le patate a pezzetti regolari. Sapete come fare per far prima, vero? Tagliate le patate a metà per il lungo, appoggiatele con la parte liscia sul tagliere, tagliatele ancora a metà e poi fate dei pezzetti regolari, o delle fette spesse. Mettete le patate qualche minuto a mollo in acqua fredda, a perdere un po’ di amido.

Pulite i pezzi di stoccafisso da pelle e lische e tagliatelo, anzi strappatelo delicatamente un po’, in modo irregolare.

Ora prendete un tegame capiente, se possibile di terracotta, sennò con quello che avete, l’importante è che sia capiente, mettete sul fondo un bel dito d’olio (sì, ce ne va un bel po’) e accendete la fiamma media, aggiungete subito le acciughe e fatele sciogliere (se avrete dovuto dissalare quelle sotto sale, fatelo con i guanti, sennò le dita vi profumeranno di pesce per giorni). Quando le acciughe sono quasi disfatte, aggiungete i pinoli e fateli colorire leggermente (attenzione che bruciano in fretta, non perdeteli di vista). E’ il momento di aggiungere le patate,  che rimescolerete bene per farle insaporire nell’olio e, dopo una decina di minuti, lo stoccafisso, e ancora una bella rimescolata per amalgamare tutto. Coprite, abbassate la fiamma e lasciate cuocere lentamente per mezz’ora, aggiungete le olive, fate cuocere ancora un pochino. Le più lente a cuocere sono le patate, che dovranno rimanere intere ,ma molto morbide: quando sono cotte le patate, è pronto.

Servite in tavola ben caldo: ovazione degli amici genovesi e richiesta di bis (previsto nel calcolo iniziale degli ingredienti).

Preparatelo il giorno prima, e sarà ancora più buono.

Strategie: è un piatto facile che si conserva bene per un paio di giorni in frigo. Non è possibile surgelarlo. Si può invece tranquillamente surgelare lo stoccafisso prima della preparazione, e scongelarlo lasciandolo a mollo in acqua fredda per qualche ora.

Vini: Pigato di Finale Ligure, rosso del Tigullio

I pesci rossi di Matisse (non si mangiano)

Pesci rossi,Henri Matisse

Orecchiette ai broccoli


orecchiette ai broccoli

Questo è un glorioso piatto della cucina pugliese, che io preparo con una ricetta abbastanza fedele all’originale (peraltro suggerita da un’amica barese doc), ma leggermente rivisitata per l’uso dei broccoletti al posto delle cime di rapa, più difficili da trovare sui mercati del nord.

Per quattro persone d’appetito calcolate:

  • ½ kg. broccoletti
  • ½ kg. orecchiette (acquistate pronte al supermercato, non ho mai provato a farle fresche)
  • 3 filetti di acciughe (sotto sale, da sciacquare, o sott’olio)
  • olio evo (pugliese? Ligure? Fate voi …)
  • 2 spicchi d’aglio
  • peperoncino
  • sale

Tempo di preparazione: 15 minuti + il tempo di ammollo dei broccoli

Tempo di cottura: 10 minuti per i broccoli + la cottura della pasta

Prima di tutto mettete a bagno i broccoletti in abbondante acqua con due o tre cucchiai di sale fino, per far uscire eventuali piccoli insetti che fossero nascosti tra le foglie. Passata circa mezz’ora, sciacquateli e separate con attenzione le infiorescenze dal torsolo, di modo da selezionare più possibile i ciuffetti apicali. Conservate solo questi per la ricetta, e metteteli a bollire nell’acqua dove cuocerete le orecchiette. Intanto versate l’olio  in un’ampia padella, aggiungete gli spicchi d’aglio interi (per poterli togliere facilmente prima di servire), un peperoncino sbriciolato e i filetti di acciughe, che farete sciogliere al calore mescolando con un cucchiaio di legno.  Quando gli spicchi d’aglio saranno dorati e le acciughe ben sfatte, spegnete il fuoco e dedicatevi ai broccoletti: appena questi sono teneri (e più li avrete ridotti di dimensione, più veloce sarà il tempo di cottura) aggiungete la pasta e, una volta cotta, scolatela e fatela saltare due o tre minuti a fuoco vivace nella padella  con il condimento. Servite subito, con parmigiano a parte, perché vista la presenza delle acciughe, sarebbe meglio non metterlo …

E’ un piatto ricco e molto appetitoso, difficile che non ci sia la richiesta di bis, ecco perché ho suggerito quantità abbondanti negli ingredienti. In famiglia, fatelo seguire da un secondo leggero, e se lo preparate per una cena con ospiti, accertandovi prima che ne gradiscano il sapore piuttosto deciso, potete completarlo sia con carne che con pesce.

Strategie: conservate i torsoli dei broccoli, salvo la parte finale più dura e legnosa, per aggiungerli a un minestrone o per una crema di verdura . Se pensate di non usarli nel giro di pochi giorni, potete tranquillamente surgelarli.

Variazioni sul tema: potete arricchire questo piatto, o sostituire alle acciughe se non gradite, con una manciata di pinoli da far dorare velocissimamente nell’olio (attenzione perché bruciano subito!) e/o qualche crostino di pane, anch’esso rosolato nell’olio.

Vini: Nebbiolo o Negroamaro salentino

Il mare della Puglia

IMG_5160

Crema di verdura


crema di verdura

Oggi nel tardo pomeriggio sono stata a fare la mia pratica di yoga, la ginnastica che preferisco, e per cena ho preparato una delicata crema di verdura.

L’attività sportiva, soprattutto se fatta verso sera, richiede attenzione nella scelta dei cibi per la cena: il corpo ha ancora memoria del movimento e fatica a rilassarsi, quindi non è pronto né al riposo né alla digestione.

Ecco per quale motivo mi sono organizzata con una crema di finocchi gustosa e leggera, che mi ha confortata con il suo calore e mi ha aiutata a predispormi al sonno notturno.

Ma come ho preparato questa crema? Semplicemente, ho usato le foglie più dure di finocchio che avevo recuperato, pulito e surgelato in una occasione precedente, quando l’ortaggio mi era servito per un’altra ricetta. Ho messo le foglie in pentola con una patata tagliata a grossi pezzi,  un cucchiaino del mio dado e tanta acqua da coprire il tutto, ho fatto bollire il tempo giusto perché tutto diventasse morbido (circa 20 minuti). Al momento di servire (cioè al ritorno da yoga) ho frullato tutto con il minipimer, ho scaldato la quantità necessaria e via in tavola!

Quindi, spesa minima, tempo poco, risultato delizioso.

Variazioni sul tema: potete arricchire questa versione basic aggiungendo a fine cottura un po’ di latte, un avanzo di purè, un cucchiaio di formaggio spalmabile, e dei crostini.

Vini: Gavi o bianco del Monferrato

yoga

Savoiarda di polpo


savoiarda di polpo

Ecco un piatto classico della cucina genovese, o comunque di ogni cucina di mare. Il povero polpo pare sia pescabile tutto l’anno, le patate si trovano sempre, quindi possiamo preparare questo piatto ogni volta che ne abbiamo voglia, o ogni volta che troviamo un bel polpo dal pescivendolo, magari non troppo caro.
Gli ingredienti per una insalata abbondante, un secondo per quattro persone,  sono:

  • 1 polpo da almeno 1 kg. e mezzo
  • 6-7 patate
  • sale
  • olio
  • a piacere, olive nere e verdi, sottaceti, rucola

Tempo di preparazione: 15 minuti prima + 20 minuti dopo
Tempo di cottura: ¾ d’ora – 1 ora (un po’ meno per le patate)
Da preparare con un po’ di anticipo (almeno 1 ora) per i tempi di raffreddamento.

Come al solito, fatevi pulire il polpo dal pescivendolo, che ne svuoterà la testa, taglierà gli occhi e leverà il dente nel foro centrale. Se il pescivendolo facesse storie per pulirlo, ditegli che allora non comprerete più nulla, di solito funziona!
A casa, controllate comunque che queste operazioni siano state eseguite correttamente.
Mettete sul fuoco una pentola capiente piena d’acqua e portatela a ebollizione. Intanto sciacquate le patate intere con il guanto scrub, mettetele in un’altra pentola a cuocere.
Sciacquate accuratamente il polpo e, quando l’acqua del pentolone bolle, tuffatelo. Controllate dopo 45 minuti: se è ben tenero nella parte centrale, è cotto.
Spegnete il fuoco e fate raffreddare nell’acqua di cottura.
Intanto saranno pronte anche le patate, e a questo punto spegnete il secondo fornello, lasciatele lì, dimenticatevi di tutto per un po’ e andate a fare qualcos’altro …
Quando è quasi ora di andare in tavola, scolate le patate, sbucciatele e tagliatele a pezzetti, mettetele in una ciotola capiente. Scolate il polpo, levate per quanto possibile, senza ammattire, la pelle e le ventose (dovrebbero staccarsi semplicemente facendo scorrere le mani sulla superficie), tagliate anche lui a pezzetti e unitelo alle patate. Un giro d’olio, un pochino di sale e a questo punto il piatto è pronto, ma a piacere potete arricchirlo con olive verdi o nere. In inverno si può completare con qualche foglia  di rucola. Per una versione estiva potete aggiungere sottaceti misti: risulta così un pochino più salata, gradevole in estate quando si alza la necessità di sali minerali. E’ un secondo completo, ma in quantità più limitata è anche ottimo come antipasto.
Strategie. questo piatto deve essere preparato in anticipo, anche al mattino per la sera, senza bisogno di refrigerarlo. Potete congelare il polpo fresco per alcuni giorni senza che perda qualità. Se ne avanza, si conserva un giorno in frigo, non di più perchè le patate assorbono troppo il sapore del pesce. Non diventa immangiabile, ma meno gradevole.

Vini: Vermentino ligure di Ponente, Pigato

Il polpo diventa modello per Maurilio Catalano

polpo maurilio catalano

Se niente importa


L’anno scorso ho letto il libro “Se niente importa” di Jonathan Safran Foer (sì, quello di Ogni cosa è illuminata). Il titolo originale, “Eating animals”, è più diretto, ma anche la traduzione italiana ha il suo perché. Tempo fa poi, ho sentito l’intervento di una giovane scienziata italiana che metteva in guardia sul consumo smodato di acqua, sul fatto che l’acqua sia un elemento presente sulla terra in quantità finita, e di come fare per non sprecarla, o meglio per non trasformarla tutta in un prodotto imbevibile.

Cosa dice Jonathan Safran Foer? Il suo libro, basato su dati degli Stati Uniti, racconta con quanta indifferenza e crudeltà sono allevati, e poi uccisi, gli animali che noi serenamente cuciniamo e gustiamo a tavola. Tanta indifferenza e crudeltà derivano dal fatto che la richiesta di carne è così alta, che non è possibile permettersi i tempi e i modi tradizionali della campagna, dove le mucche pascolano, le galline corrono nei cortili e i maiali razzolano nel fango.

Sono sicura che in Italia la situazione non sia così drammatica, ma nemmeno idilliaca, e in ogni caso la tendenza è quella descritta.

La giovane scienziata, invece, sottolineava la quantità di acqua che serve a un animale per il tempo necessario a farlo crescere della taglia desiderata, e poi macellarlo. Ricordo che concludeva dicendo “Chiudete pure il rubinetto quando vi lavate i denti, perché così risparmiate qualche litro d’acqua, ma ricordate che un solo manzo di un anno e mezzo ha bevuto ettolitri di acqua”.

Per natura non amo le soluzioni drastiche, come l’essere incrollabilmente vegetariani (con tutto il rispetto per chi lo è, ovviamente) o smodatamente carnivori. A me poi la carne piace anche poco, non faccio certo un sacrificio a limitarne il consumo, ma capisco che un secondo di carne, oltre ad essere gradito, è saziante, appagante, veloce e facile da preparare.

Dove possiamo trovare la soluzione? Come dicevo, imporsi soluzioni drastiche può essere molto pesante, se non addirittura controproducente. Lo stesso Jonathan scrive di non rinunciare al tacchino nel giorno del Thanksgiving, dispiace per il tacchino, ma la tradizione è talmente bella e forte che stravolgerla completamente vuol forse dire perderla. Però se durante il resto dell’anno la richiesta di carne, da parte di tutti, diventasse più contenuta, e andasse a ridursi sensibilmente nel tempo, ne staremmo meglio tutti, non solo i tacchini.

tacchino[1]

Rosbif all’inglese


OvenRoastBeef

Io non ho una grande passione per la carne, non mi è mai piaciuta molto e sarebbe anche bene limitarla per motivi di sostenibilità.

E’ vero però che la carne rimane l’ingrediente più comodo e veloce se si è in tanti a tavola, se ci si deve dedicare ad altri piatti più laboriosi, senza dimenticare che, almeno per i bambini, le proteine nobili della carne sono indispensabili.

Questo piatto mi è stato suggerito, proposto e insegnato da Derek, amico londinese doc che ha scelto l’Italia perché qui ha trovato l’amore (bello eh?), anche per la cucina 😉

Quindi se parlo di rosbif all’inglese, non sto affatto esagerando!

Naturalmente io avevo già cucinato il rosbif prima di conoscere Derek, ma avevo sempre sperimentato ricette molto lunghe, o molto laboriose. Quando ho verificato questo procedimento sono stata ben felice di scoprire un altro piatto facile e veloce.

Vediamo come si fa.

Gli ingredienti:

  • Un pezzo di roast beef che vi farete tagliare dal macellaio del peso più adatto al numero dei commensali
  • Mezzo bicchiere di olio evo buono (io vado sempre di taggiasco, ma sull’olio so che si possono scatenare diatribe feroci, quindi ognuno scelga il suo)
  • Un rametto di rosmarino
  • Uno spicchio d’aglio (a discrezione)
  • Sale, pepe

Tempo di preparazione: 10 minuti (e sono stata larga)

Tempo di cottura totale: 40 minuti

Tempo di riposo finale prima di servire: 10/15 minuti almeno.

Mettete l’olio in una pentola a fondo pesante con un buon coperchio, fatelo scaldare, aggiungete la carne e fatela rosolare da tutte le parti, di modo che si colori bene. In questa fase (dai cinque ai dieci minuti di impegno) seguite con un pochino di attenzione per evitare che la carne bruci o si cuocia troppo da una parte sola . Ora aggiungete rosmarino e aglio interi, un cucchiaino di dado, incoperchiate, abbassate la fiamma al minimo. Dopo un quarto d’ora date un’occhiata che sia tutto a posto e, se necessario, girate la carne. Dopo un altro quarto d’ora spegnete e lasciatelo riposare una decina di minuti.

Estraete la carne dalla pentola e tagliatela a fettine sottili con il coltello di ceramica, vedrete che verranno delle belle fette rosate all’interno e ben cotte esternamente, insomma l’iconografia perfetta del rosbif all’inglese!

Allineate le fette sul piatto e aggiungete un pochino dell’abbondante sughetto che si sarà formato, senza esagerare perché il rosbif deve essere servito abbastanza asciutto, vedrete che la carne sarà morbida.

Per accompagnare,  patate al forno, purè. Ma anche insalata o qualunque altra verdura, va bene davvero tutto.

E conservate il sughetto, servirà per condire degli squisiti ravioli di carne (che vi insegnerò presto).

Il rosbif si conserva senza problemi in frigo: un paio di giorni se affettato, un pochino di più se intero. Quindi io trovo comodo, in famiglia, cucinarne di più, tagliare il necessario e riproporlo dopo due, tre giorni, con un contorno diverso . Attenzione però a non scaldarlo, perché si altera un po’ il sapore, dovrete ricordarvi di tirarlo fuori dal frigo con giusto anticipo, ed eventualmente scaldare il sugo e versarlo sopra la carne al momento di servire.

E’ veramente un piatto che va bene per tutte le stagioni, in quanto è ottimo sia caldo che freddo. Lo si può preparare in anticipo, per esempio la sera prima, mentre cenate: in questo caso consiglio di lasciarlo riposare nella pentola con il suo sughetto, per proteggere gli aromi e per non disperdere l’umidità.

Vini: Barbera d’Alba o Aglianico

Se volete imparare a parlare l’inglese come un’inglese, consultate il libro di Derek:

Friendly English copertina

Puré di patate


purè di patate_compressa

Il puré di patate è un piatto facilissimo, che tutti sanno fare e che a tutti piace. Non c’è nemmeno bisogno di pesare gli ingredienti, credo che tutti lo facciano a occhio fin dal primo giorno.

Il procedimento: si fanno lessare le patate in acqua salata, una volta cotte si passano nello schiacciapatate, si aggiunge un bel pezzo di burro e si rimescola sul fuoco dolcissimo finché non è assorbito, si aggiunge latte freddo fino a ottenere la consistenza preferita. Per finire, io aggiungo un po’ di parmigiano.

Strategie: si possono lessare le patate anche uno o al massimo due giorni prima, l’importante è cuocerle molto bene, lasciar loro la buccia e conservarle in frigorifero.

Non è indispensabile togliere la buccia alle patate lesse, prima di passarle nello schiacciapatate: schiacciate tutto insieme e vedrete che passerà solo la polpa.

Se avanza un po’ di purè, si può riscaldare nel forno a microonde, oppure può essere aggiunto a un polpettone di carne o all’impasto di una frittata, li renderà più morbidi.

I celeberrimi Mangiatori di patate di Vincent Van Gogh

mangiatoripatate

Minestrone genovese


minestroneSignori, il minestrone genovese non è un minestrone qualunque, fatto alla svelta come viene viene. Il minestrone genovese è un’esperienza gastronomica. Si può fare tutto l’anno, scegliendo le verdure di stagione, ma il procedimento è ben preciso, e il risultato finale è di altissima soddisfazione.

Visto che più verdure diverse si mettono e meglio è, la quantità finale sarà sempre abbondante, ma non ve ne pentirete.

Questi gli ingredienti base, che si trovano tutto l’anno:

  • ·         4  patate
  • ·         2 manciate di fagiolini
  • ·         3 pomodori perini
  • ·         2 carote piccole
  • ·         1 cipolla piccola
  • ·         3 coste di sedano
  • ·         1 piccolo mazzo di bietole o erbette
  • ·         Sale
  • ·         1 litro scarso d’acqua (deve rimanere molto denso)

In estate potrete aggiungere qualche zucchino e ½ kg. di fagioli borlotti (che in Liguria si chiamano fagioli lumè). In inverno aggiungete altra verdura di stagione (per esempio il cavolo, che io non metto perché non mi piace, ma è concesso) e per i fagioli, che sono importanti, potete ricorrere a una scatoletta di quelli conservati, sempre meglio che niente.

Poi dovete fare il pesto, un pesto “dedicato” per il minestrone, senza pinoli e senza formaggio, e per quello vi serviranno

  • 1 mazzo di basilico (bisognerebbe trovare quello di Prà, the best in the world, ma se proprio dovete affidarvi a un basilico qualunque, con foglie come fazzoletti verde scuro, almeno selezionate quelle più piccole e giovani)
  • 1 piccolo spicchio d’aglio
  • Olio evo (ligure!)

Infine la pasta: per il minestrone ci vorrebbero i brichetti (che vuol dire fiammiferi, così capite anche un po’ che forma hanno), ma questi ho paura che si trovino proprio solo in Liguria, e allora andranno bene anche i ditaloni.

Tempo di preparazione: mezz’ora

Tempo di cottura: 2 ore

Tempo di riposo: 15 minuti

Naturalmente il primo passaggio è quello, abbastanza noioso, di pulire la verdura. Se siete di ottimo umore e la vita vi sorride, potete immolarvi nella ricetta classica, e tagliare tutto a dadini di circa un centimetro di lato, lasciando interi i fagioli sgranati. Se siete meno disposti (come sono sempre io), tagliate le verdure a pezzi un po’ più grandi, e le patate a pezzi molto grandi. Poi, a cottura ultimata, prima tirerete su con il mestolo le patate e le schiaccerete un po’ con la forchetta, di modo da dare una consistenza cremosa, poi darete due frullate veloci con il minipimer, e voila il risultato sarà comunque quasi perfetto. Mia nonna mi toglierebbe il saluto, ma i tempi sono cambiati.

Ricapitolando: mettete sul fuoco una pentola adeguata (meglio di terracotta) con l’acqua, quando questa bolle salate e gettate tutte le verdure, abbassate la fiamma perché il tutto deve sobbollire molto molto dolcemente, e lasciate cuocere un paio d’ore circa. Ogni tanto controllate il livello del liquido, il risultato finale dovrà essere così denso da far sì che “il cucchiaio stia in piedi”, ma naturalmente se si asciuga troppo, brucia.

Intanto che cuoce, preparare il pesto, frullando il basilico ben lavato con l’aglio. In questo piatto il profumo dell’aglio è indispensabile, mentre si devono evitare i pinoli, che potrebbero dare un sapore un po’ amaro, e il formaggio, che è più gradevole se aggiunto all’ultimo, fresco.

Quando le verdure sono ben cotte, selezionate e travasate in un’altra pentola la quantità di minestrone che volete servire, e a questa aggiungete la pasta, pari a un pugnetto a testa (non esagerate perché cresce). Quando la pasta è cotta, spegnete il fuoco, unite il pesto, rimescolate bene e lasciate riposare dieci minuti, un quarto d’ora, giusto il tempo che perda il bollore.

Se non amate la pasta un po’ grossa e robusta che ho suggerito e volete usarne una più piccola, potete cuocerla a parte in acqua, scolarla, condirla con un pochino d’olio per evitare che si attacchi e aggiungerla all’ultimo.

Servite con parmigiano a parte, che ognuno doserà a piacere.

Strategie: è possibile e molto comodo preparare gli ingredienti in tempi diversi, ovvero cuocere le verdure, cuocere la pasta e conservarla come spiegato, fare il pesto. Al momento di servire, basterà scaldare bene il minestrone, aggiungere la pasta e il pesto, lasciar riposare una decina di minuti, ed è pronto e perfetto. Poi, se ne avanza, è sempre recuperabile, basta avere l’avvertenza, se è stato aggiunto il pesto, di non farlo bollire.

Variazioni sul tema: tutti i liguri conoscono e amano il minestrone genovese freddo (non ghiacciato), ottimo sempre e meraviglioso d’estate.

Se andate in Liguria, oltre che mangiare il pesce sul mare, ogni tanto lasciate la costa e cercatevi una trattoria in uno dei tanti paesini dell’entroterra, sia a Ponente che a Levante: sicuramente troverete il minestrone alla genovese che, preparato con i profumi locali, sarà ancora più fragrante. Difficilmente vi fermerete a una sola porzione.

Vini: rosso dei Colli di Luni

Ma se parliamo di minestre nell’arte, la più famosa è quella in lattina di Andy Wharol

campbells_soup_cans_moma