Crema di ceci ultrachic con gamberi lardellati e crostoni


crema ceci con gamberi

L’amica Naima, deliziosa bellezza bionda, vera gourmet e gourmand oltre che grande esperta di cucina, dopo aver letto la mia ricetta della minestra di ceci, ha deciso di regalarci la sua versione, molto più ricca, insolita e raffinata.

Ecco la ricetta di Naima, così come lei la racconta

Steps:
  •    Ceci (per due persone, 500 gr) lasciati a bagno una notte e lessati in pentola a pressione.
  •    Ho lasciato in infusione uno spicchio d’aglio tagliato a metà e qualche ciuffo di rosmarino in un filo d’olio, intiepidito lentamente a fuoco debole.
  •    Ho frullato i ceci con l’olio aromatizzato, aggiunto un po’ di tahini (pasta di sesamo), abbondante pepe nero di Rimbas, sale q.b. Tenere al caldo.
  •    Gamberoni rossi (8-10 per due, anche meno se per antipasto, io l’ho fatta come primo piatto), sgusciati dal carapace, ma lasciando teste e code attaccate, spolverizzati di rosmarino fresco tritato e avvolti ciascuno  in  una fettina di lardo di Colonnata.
  •   Abbrustolito 4 fette di pane pugliese e poi sfregate con uno spicchio d’aglio e un filo d’olio
  •   Grigliato i gamberi, senza altri condimenti.
 Composizione: versa la crema di ceci in una fondina, aggiungi i gamberi, due crostoni di pane e termina, a piacere, con qualche goccia d’olio extravergine e un ciuffetto di rosmarino.
 
Rustico e ricco al contempo! 
Ho chiesto a Naima indicazioni per trovare il tahini e il pepe nero di Rimbas, prodotti a me sconosciuti, e mi ha spiegato che sono facilmente reperibili da Eataly o nei negozi di specialità etniche.
Di mio vorrei solo portare l’attenzione sulla scelta dei gamberi: si trovano tutto l’anno, ma in particolare in primavera, quindi suggerisco di scegliere un prodotto pescato nei nostri mari, sicuramente meno contaminati in radioattività rispetto a quanto arriva dall’Oceano Pacifico.
Vino: Vermentino ligure di Ponente
Grazie Naima!
Gamberoni

Crema di ceci alle acciughe


ceci minestra

La stagione fredda (che speriamo stia per finire …) invita a consumare i legumi, che sono buoni, fanno bene, costano poco e non è vero che fanno ingrassare.  I ceci sono presenti nella cucina ligure in diverse preparazioni, e qui vorrei suggerire una minestra molto semplice e rapida e che vi farà sentire il profumo del mare.

Gli ingredienti per quattro persone sono:

  • 300 gr. di ceci
  • 1 acciuga sotto sale o 2 filetti di acciuga sott’olio
  • 4 cucchiai di olio evo
  • 1 foglia di alloro
  • 1 spicchio d’aglio
  • Sale

Tempo di preparazione: 10 minuti

Tempo di ammollo dei ceci: almeno 10 ore

Tempo di cottura: 1 ora

Prima di tutto dovete preparare i ceci, passaggio un po’ lungo, ma che ci si può organizzare quando si è comodi. Personalmente ne preparo sempre un chilo alla volta, li conservo in frigorifero per molti giorni e così  li ho pronti per ricette diverse.

I ceci, come tutti i legumi, vanno messi in ammollo per circa 10-12 ore prima di cucinarli: metteteli in un contenitore capiente con molta acqua, perché la assorbiranno e se non è abbastanza rischieranno di rimanere ancora un po’ secchi. C’è chi dice di aggiungere a quest’acqua un cucchiaino di bicarbonato, onestamente alle volte lo faccio, alle volte mi dimentico, ma non noto una gran differenza …

Trascorse queste ore (che possono anche essere di più, non succede niente) sciacquate i ceci e metteteli in pentola, ancora una volta ben coperti d’acqua, con una foglia di alloro e un cucchiaino di sale, e fateli cuocere. Ci vorrà un’ora buona. Se avete la pentola a pressione potete dimezzare i tempi. Personalmente non la amo molto, perché il fatto di non poter controllare la cottura in tempi di versi può riservare qualche sorpresa, e trovo che uniformi un po’ i sapori. Però questa è una semplice bollitura quindi, se avete mano sicura, usate pure la pentola a pressione.

Una volta che i ceci sono cotti, selezionate la quantità che vi serve e procedete, scegliendo se: tenerli interi, passarli al passaverdura (eliminando così perfettamente le bucce) oppure frullarli con il minipimer. L’opzione è d’obbligo perché non tutti hanno gli stessi gusti, e per quanto mi riguarda preferisco passarne una parte al passaverdura, per avere la consistenza della crema, e lasciarne un po’ interi.

Fatto questo, andiamo a dare il tocco di mare: sciacquate bene un’acciuga sotto sale (alimento prezioso da tenere sempre pronto in frigo, dove possono durare anche un anno) oppure prendete due filetti di acciuga sott’olio. In un pentolino mettete quattro cucchiai di olio evo, uno spicchio d’aglio e fate rosolare dolcemente. Abbassate al minimo la fiamma, se è il caso allontanate anche un po’ il pentolino dal calore, e fate sciogliere l’acciuga nell’olio aromatizzato. Il motivo per cui suggerisco di abbattere il calore dell’olio si spiega semplicemente perché, nel momento in cui si aggiunge l’acciuga, c’è il rischio che tutto schizzi, con il doppio rischio di bruciarsi e sporcare il fornello. Meglio evitare.

Togliete l’aglio, aggiungete il soffritto alla zuppa e gustatela ben calda.

E’ un primo piatto profumato che unisce alla facilità di preparazione un sapore finale pieno e corroborante, perfetto anche nelle cene tra amici.

Variazioni sul tema: Potete tranquillamente modulare il “profumo di mare” della crema raddoppiando la quantità di acciughe. Personalmente infatti la preferisco più saporita. Se preferite la versione “solo crema”, ovvero con tutti i ceci passati, potete aggiungere qualche crostino.

Vino: Barbera d’Alba

ceci

Magret de canard, ovvero petto d’anatra all’aceto balsamico e miele


petto d'anatra

Dopo la presentazione della “Parigi by food”, potrebbe essere interessante valutare qualche ricetta di specialità francesi. Certo, i piatti classici di una cucina che, se non sbaglio, è considerata la seconda nel mondo dopo quella cinese, sono molto conosciuti, e alcuni sono anche difficili da riprodurre, in quanto presuppongono ingredienti che solo in Francia sanno preparare in modo adeguato (per esempio, la choucroute).

Ho così pensato a un piatto molto diffuso nella cucina francese, ma che non contraddice i presupposti fondamentali della mia cucina, perché è facile e molto veloce: il magret de canard, ovvero il petto d’anatra.

Gli ingredienti per 4-5 persone:

  • 2 petti d’anatra
  • 1 decilitro di aceto balsamico
  • 2 cucchiai di “quatre épices”
  • 1 cucchiaio di miele

Tempo di preparazione: 10 minuti

Tempo di cottura: 20 minuti

Intanto, cosa sono le “quatre épices”? Si tratta di un mix usato nelle cucine francese e araba, preparato con diversi tipi di pepe, chiodi di garofano, noce moscata e zenzero. Io, che non ho trovato l’originale, l’ho sostituito così: ho polverizzato nel mixer una ventina di grani di pepe, alcuni chiodi di garofano, un po’ di noce moscata (già grattugiata, troppo dura anche per il mixer) edue foglie di alloro che, al posto dello zenzero, forse danno al tutto un sapore un po’ più nostrano …

Ancora: l’aceto balsamico. Il vero aceto balsamico è preziosissimo, carissimo e si utilizza a gocce, non a decilitri. Per questa ricetta andrà benissimo quello industriale che si compra in tutti i supermercati, e che ha un prezzo umano.

Per prima cosa, se anche voi non avete l’originale, preparate il mix di spezie.

Con il coltello di ceramica, fate dei tagli a forma di losanghe nella parte grassa del petto dell’anatra, e riempite i tagli con la polvere speziata, quindi mettete la carne in una padella antiaderente sufficientemente ampia, petto d'anatra crudoappoggiandola dalla parte del grasso. Non aggiungete altro condimento, e fate cuocere a fuoco medio basso per circa 10 minuti, quindi girate la carne e cuocete ancora circa 5 minuti. Attenzione perché schizza abbastanza, munitevi quindi di un coperchio o di una reticella di protezione.

La carne è pronta, estraetela dalla padella e tenetela in caldo.

Vedrete che lo strato di grasso attaccato alla carne si sarà in parte sciolto nella pentola: grattatelo un po’ con un cucchiaio di legno,  versate l’aceto balsamico e il miele, mescolate di modo da far ben scaldare e sciogliere il tutto e spegnete. Attenzione a lasciar bollire solo qualche secondo, altrimenti la salsa risulterà troppo caramellata.

Riprendete la carne, tagliatela a fettine e versate sopra la salsina, servite subito con un purè di patate o patate lesse.

Se qualcuno se lo stesse chiedendo … nella presentazione, lo strato di grasso dell’anatra si lascia, ognuno deciderà se mangiarlo (c’è a chi piace) o eliminarlo.

Il petto d’anatra è una carne magra e tenera, ma con un deciso sapore di selvatico, questa salsa vagamente agrodolce lo stempera perfettamente, nascondendone le note amare e facendo prevalere il sapore intenso della carne.

Strategie: è un piatto veloce, ma andrebbe preparato all’ultimo momento, con il disagio di abbandonare gli amici ospiti per diversi minuti. Si può allora cuocere in anticipo (non troppo però) la carne solo dalla parte del grasso, e lasciarla riposare nella pentola; al momento di servire sarà sufficiente terminare con la seconda fase della cottura, più veloce, e preparare la salsa.

Variazioni sul tema: questo piatto diventa un buon antipasto, se avete a tavola stomaci robusti. In questo caso, limitate la quantità, affettate molto sottile, misurate la salsa e presentatelo da solo.

Vini: Pinot nero, Borgogna, Chianti, più vecchi possibile

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Gnocchi filanti al gorgonzola e pistacchi


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Prima di tutto vorrei ringraziare gli amici che mi hanno comunicato la loro soddisfazione per la ricetta degli gnocchi: pare che da nessun’altra parte siano spiegati con tanta chiarezza come qui. Secondo me non hanno cercato bene, in ogni caso i complimenti fanno sempre piacere, quindi mi inchino e grazie ancora!

In effetti gli gnocchi fatti in casa sono particolarmente buoni, e sono buoni con tutti i condimenti, dal ragù alla salsa di pomodoro, dal pesto al formaggio filante.

Se ne cercate uno abbastanza originale, veloce e molto appetitoso, provate questo:

  • 200 gr. gorgonzola dolce
  • Un po’ di latte
  • Una manciata di pistacchi

E’ talmente semplice che avrete già capito come si fa: tritate grossolanamente i pistacchi, con due giri veloci nel mixer; sciogliete il gorgonzola aiutandovi con un po’ di latte. Fino a questo punto potete preparare la salsina in anticipo.

Cuocete gli gnocchi come spiegato qui, scolateli in un contenitore ampio per poterli mescolare comodamente. Intanto riaccendete il fornello sotto la crema al gorgonzola, che verserete ben bollente sugli gnocchi. Aggiungete i pistacchi, rimescolate e servite subito.

I pistacchi danno tono e freschezza al sapore del gorgonzola, e conferiscono al piatto una piacevole croccantezza.

Vino: Nebbiolo

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Una settimana a Parigi


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Parigi è sempre piacevole da visitare, ci sono tante cose da vedere e tante cose da rivedere con immutato entusiasmo. E’ una delle città del pianeta dove ci si sente al centro del mondo, dove si respira la storia e la cultura, dove si sentono parlare tutte le lingue possibili perchè è una delle mete più desiderate. La città è (quasi sempre) accogliente, con i suoi spazi ampi, i luminosi boulevards, il fiume che la taglia in due e la identifica con caratteri diversi. E i parigini? Si dice che siano poco simpatici. Io non sono d’accordo: bisogna pensare che vivono la loro vita personale e lavorativa accompagnati da un numero forse equivalente di turisti che cercano, si incantano, si fermano, rallentano, chiedono … e loro, i parigini, non li ho mai visti dar cenno di impazienza. Certo, parlano solo francese! Potete rivolgervi in qualunque lingua, vi risponderanno in francese, e al massimo, se proprio vi vedono in difficoltà, possono arrivare al compromesso di parlare un po’ più lentamente, ma tutto lì. Qualcuno fa il supremo sforzo di cominciare la frase in inglese, ma dopo poche parole, ahimè, riparte la loro lingua.  Comunque credo che nessuno si sia mai perso a Parigi per questo.

Ora vi racconto qualcosa di un po’ più personale della mia settimana, durante la quale ho voluto guardare la ville lumière attaverso il cibo.

Per cominciare, non posso andare a Parigi senza salire (a piedi!) fino al secondo piano della Tour, senza fare un giro nel Marais, senza perdermi nelle strade meno frequentate
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A Parigi, la colazione è una cosa seria: baguette o pane alle noci con burro salato, biscotti che, alla faccia della globalizzazione, qui non si trovano, croissant croccanti e friabili che in bocca si trasformano in una crema al burro deliziosa ….

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Irrinunciabile è almeno una cena a base di ostriche e gamberi freschi

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I parigini amano fare la spesa al mercato, e infatti ci sono quelli settimanali e quelli aperti tutti i giorni, come il Marché d’Aligre. Rispetto all’Italia c’è qualche differenza: il banco del pesce offre abbondanza di crostacei, il macellaio ha tanta carne rossa, i formaggi sono tra i più variati, e buoni, e cari … quanto a frutta e verdura, invece, meglio lasciar perdere: forse in Francia coltivano qualche patata e qualche mela (e i funghi champignons), il resto viene dall’estero, Spagna o Marocco soprattutto, e se l’estetica è salva, i sapori sono poco soddisfacenti.formaggi

 

A Parigi ci sono deliziosi negozi con prodotti di pasticceria di altissimo livello, come A La Mère de Famille, incontrato per caso appena sotto Montmartre, dove abbiamo trovato tè e cioccolato deliziosi, o il famosissimo Fauchon che, come vedete nella foto, sta proprio di fronte alla Madeleine. I prezzi sono alti, ma la qualità è assicurata.

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Ladurée ha ancora la vetrina di San Valentino.

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E poi c’è “Oh mon cake”, una catena con prodotti … più belli che buoni … come in altre pasticcerie del resto … essì, perché i dolci parigini sono stracarichi di zucchero, burro e panna. A meno di non amare alla follia questi tre ingredienti (e credetemi, io dovrei essere una di quelli), il rischio è di essere già sazi dopo pochi bocconi. Tenetelo presente nel calcolare le quantità.

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Con il cioccolato, invece, sono bravi.

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Se volete un consiglio per un ristorante fuori dal solito circuito delle brasserie, mi permetto di suggerire Metropolitain, (fermata St. Paul linea 1):
IMG_6119cucina e prodotti sono francesi, ma il cuoco è giovane e pieno di fantasia, le ricette sono insolite e squisite, l’ambiente molto simpatico.  Non è una pubblicità, ma un consiglio spassionato, dato per una città strapiena di ristoranti dove, a dire la verità, si mangia mediamente sempre bene.

Infine, cosa andare a vedere? Dopo aver visitato i luoghi più famosi e anche quelli che lo sono un po’ meno, si può approfondire la città alla ricerca di posti meno noti, ma non meno belli o interessanti. Se si ama la storia si può andare alla ricerca dei quartieri più antichi, o delle abitazioni di famiglie prestigiose. Se si ama la geografia si può seguire il percorso più o meno interrato degli affluenti della Senna o dei canali artificiali. Se si ama l’arte ci si può scatenare nelle strade eleganti parallele agli Champs Elysées, dove espongono artisti famosi in tutto il mondo, o perdersi nel Marais dove le piccole gallerie d’arte danno visibilità agli artisti emergenti, alcuni dei quali hanno contrassegnato con  le loro opere di street art gli angoli delle strade.

Infine, per andare sul classico,non perdetevi la nuova sezione del Louvre dedicata all’arte islamica, meravigliosa.

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Torta di mele light


torta di mele light

La torta di mele più leggera del mondo! Non è una ricetta tradizionale ligure, ovvero non la si trova sui testi classici, quindi non saprei dire da dove arrivi, però io l’ho imparata a Genova (si faceva a casa mia) e solo in Liguria mi è capitato di trovarla, nelle pasticcerie e anche nelle panetterie o nelle gastronomie.

Cosa serve?

  • 5 mele della qualità preferita (con le renette viene più aspretta, con le golden più dolce …)
  • 100 gr. farina
  • 100 gr. zucchero
  • 2 uova
  • 1 manciata di uvetta
  • 1 manciata di pinoli
  • La scorza grattugiata di un limone oppure 1 bustina di vanillina
  • Il succo del limone di cui sopra (prima però grattugiatelo!)
  • Latte

Tempo di preparazione: 20 minuti

Tempo di cottura: 50 minuti

E’ una torta che non si sforma, quindi fatela in un bel tegame di ceramica, rotondo o quadrato, come volete.

Accendete il forno a 200°. Ungete leggermente con burro o olio il tegame scelto.

Sbucciate le mele e affettatele direttamente nel tegame, spruzzandole leggermente con il succo del limone  man mano che le preparate, di modo che non anneriscano. Quando avete finito, semplicemente aggiustate un po’ le fettine superficiali, di modo da livellare il tutto.

In una ciotola sbattete velocemente le uova con lo zucchero, aggiungete la farina, uvetta, pinoli, scorza grattugiata del limone o vanillina, e diluite con il latte: dovrete avere una pastella piuttosto liquida, da rovesciare sulle mele e tra le mele, badando che si spalmi uniformemente, e sistemando un po’ pinoli e uvette, che tendono a raggrupparsi, chissà perchè.

Mettete la torta nel forno, controllate dopo una mezz’ora, e quando vedrete che le mele cominciano a dorarsi bene, verificate la cottura della pastella.

Estraetela dal forno, la torta è pronta! Praticamente è un piatto di frutta, leggero, digeribile, gustoso, ed è buona calda, tiepida e fredda.

Appena sfornata, con una pallina di gelato alla vaniglia, diventa perfetta come dessert a fine pasto.

Sempre a fine pasto può essere servita a temperatura ambiente, con o al posto della frutta.

Ed è perfetta a colazione e a merenda: in questi casi, suggerisco di renderla un pochino più dolce spolverando le mele, prima di infornare, con qualche cucchiaio di zucchero. Questo si caramellerà leggermente durante la cottura, conferendo alla torta un gusto intenso e più goloso.

Vino: Passito di Pantelleria

cezanne natura morta con mele

Facciamo gli gnocchi


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Gli gnocchi di patate, i classici gnocchi che tutti conosciamo perché buoni con qualunque condimento, hanno un piccolo difetto: sono buoni solo se fatti in casa. Non c’è preparazione industriale (terribili!) né artigianale che possa eguagliare la semplicissima ricetta casalinga.

Penso che questo dipenda dal fatto che l’impasto con le patate e la farina tende a scomporsi, tant’è vero che andrebbero fatti, se non all’ultimo momento, con poco anticipo. Però sono talmente buoni e veloci (con qualche piccolo trucco) che vale la pena provarci.

Come ogni volta che si impasta, raccomando di organizzarsi con molto spazio a disposizione: spazio per impastare comodamente e spazio dove appoggiare gli gnocchi man mano che sono pronti. Io mi organizzo con più madie di dimensioni diverse, ma vanno bene anche i vassoi in cartone per i dolci, la teglia del forno, qualunque cosa che si possa cospargere di farina, accorgimento essenziale per evitare che quanto impastato si attacchi.

Per quattro persone calcolate:

  • 1 kg. di patate
  • 300 gr. di farina circa + quella per infarinare
  • 1 cucchiaino di sale grosso

Tempo di preparazione: 1 ora

Pulite le patate con il guanto scrub, ponetele a bollire in acqua salata con il cucchiaino di sale grosso.  Fatele cuocere bene, devono essere ben cotte. Scolatele e schiacciatele subito con lo schiacciapatate; vi ricordo che non è necessario sbucciarle, passate la patata intera e poi togliete la buccia che si sarà raccolta nello schiacciapatate. Io le metto subito nella mia magica impastatrice, se invece si impasta a mano è consigliabile, a questo punto, lasciare raffreddare un po’ il composto, altrimenti ci si scotta le dita.

Quindi, aggiungete la farina e impastate il tutto. Con l’impastatrice, usate solo la frusta a T, non quella a gancio altrimenti il rischio è che la patata si trasformi in una colla ingestibile. Comunque il processo di lavorazione è veramente semplice, l’impasto è pronto quando tutta la farina è stata assorbita, e ci vogliono proprio pochi minuti.

Infarinate bene il piano di appoggio, prendete un po’ di composto e lavoratelo per farlo diventare un cilindro del diametro di un centimetro o due circa, con il coltello tagliate tanti pezzettini, e voila gli gnocchi. Potete dar loro un piccolo aiuto estetico passandoli sull’apposito aggeggio che vedete nella foto, in ogni caso lo stesso effetto si ottiene schiacciandoli leggermente con i rebbi di una forchetta. Man mano che sono pronti metteteli ben distesi e ancora infarinati sul piano preparato in precedenza, e quando aggiungete i nuovi badate ad allargarli più possibile.

Ora mettete su l’acqua, aspettate che bolla forte e gettate gli gnocchi tutti insieme: li raccoglierete con una palettina bucata man mano che vengono a galla. Non lasciateli troppo nell’acqua bollente perché si induriscono.

Come si condiscono? Come si vuole, ma per una genovese in cucina, gli gnocchi di patate si fanno con il pesto!

Strategie: strano ma vero, si possono surgelare. Bisogna avere la solita avvertenza della pasta fresca, ovvero farli indurire pochi alla volta, e ben distanziati, e solo dopo raccoglierli in un sacchetto. Al momento del consumo, devono essere buttati in acqua bollente ancora congelati, non fate l’errore di farli scongelare a temperatura ambiente, perché si disfano.

Petto di pollo al curry


pollo al curry

In città non è facile trovare un buon pollo, adatto alle ricette tradizionali. Chi ha qualche punto di riferimento in campagna, e riesce a corrompere un contadino per farsi regalare un pollo davvero ruspante, ovvero un pollo che corre tutto il giorno nei prati e si fa una bella muscolatura tonica, può cucinarlo allo spiedo o arrosto, con pochissimi aromi, di modo da gustare tutto il sapore delle carni (tutto questo lo dico per sentito dire, sapete che a me la carne non piace molto).  So che il contadino in questione sarà di difficile convincimento, ormai anche in campagna i polli sono allevati come gattini, sono chiamati per nome, e al momento di tirargli il collo i bambini di casa si impuntano.

Ma tant’è, bisogna mangiare.

Questa disgressione per arrivare all’anonimo, e anemico, pollo del supermercato, che non sembra nemmeno sia mai stato vivo, e che bisogna arricchire con fantasia per dargli un po’ di sapore.

Il petto di pollo al curry è una delle soluzioni più semplici e appetitose, e offre il vantaggio di illudersi di preparare un pranzo esotico, con gli ingredienti che troviamo sotto casa.

Per quattro persone calcolate:

  • 2 petti di pollo interi
  • 1 scalogno
  • 5-6 bacche di cardamomo
  • 3 cucchiaini di curry in polvere
  • ¼ di litro di latte
  • Un pochino di farina
  • 3 cucchiai olio di semi di mais
  • Sale

Tempo di preparazione: 20 minuti

Tempo di cottura: 20 minuti

Per prima cosa, con il coltello di ceramica tagliate i petti di pollo a bocconcini monoporzione (per dare un’idea delle dimensioni), poi spolverateli di farina e un pochino di sale e rimescolate con le mani, di modo che tutta la carne si ricopra bene.

Tritate o tagliate molto sottile lo scalogno.

In una padella ampia mettete l’olio, fate appena scaldare, aggiungete lo scalogno e le bacche di cardamomo, e lasciate soffriggere a fuoco mediamente lento. Se avete tempo, aggiungete un pochino d’acqua e fatela consumare lentamente, mentre lo scalogno appassisce e diventa trasparente e morbido. Ora alzate leggermente il calore e aggiungete la carne, che farete dorare mescolando molto spesso, finchè tutta la superficie avrà preso colore e la farina sarà come scomparsa. Ci vorranno otto, dieci minuti. Bagnate con il latte e, appena questo inizia a bollire, aggiungete il curry, rimescolando subito perché si sciolga bene e colori il tutto di un bel giallo dorato. Abbassate ancora il fuoco al minimo e lasciate finire di cuocere: di solito, quando il latte è diventato cremoso, anche il pollo è pronto.

Servitelo all’italiana, con una bella insalata croccante, oppure servitelo all’indiana, con riso basmati lessato in acqua dove avrete aggiunto qualche bacca di cardamomo, e condito con una noce di burro, pressato in una ciotolina e rovesciato sul piatto, accanto al pollo e alla sua salsina.

Vorrei aggiungere che il curry pare abbia un potente effetto antinvecchiamento …

Variazioni sul tema: se volete aumentare la dose della salsa, dovete aumentare il latte, ma anche la farina, perché è l’ingrediente che trasforma il liquido in crema

Vino: Trentino Sylvaner, Muller Thurgau Alto Adige

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