La passata di pomodoro in città


Come ogni anno in questo periodo mi punisco con due o tre giorni di full immersion per preparare a casa, a Milano, la passata (salsa? conserva?) di pomodoro.

Compero, sull’appennino modenese, alcune cassette di pomodori freschi e buoni di orto (altrimenti non si spiegherebbe tanto impegno) e con quello che ne ricavo vado avanti tutto l’inverno senza difficoltà.

Non ho mai fatto conti per capire se c’è un vantaggio economico, mi basta quello sul sapore e sulla salute.

Se volete provare a fare la passata come la faccio io, o semplicemente seguire la mia attività in questi giorni, potete leggere qui: alla fine troverete anche un bel consiglio su come recuperare persino i pomodori meno freschi!

Non Sprecare: Marmellata di cipolle rosse di Tropea


Volete fare, facilmente e in fretta, una buona salsa da servire con gli affettati e con i formaggi stagionati?

Provate allora questa composta di cipolle rosse di Tropea, profumata e molto delicata

La mia ricetta è su Non Sprecare

Il Gusto di Non Sprecare: Pasta con pomodoro e foglie di rapanello


Il Gusto di non Sprecare
Il Gusto di Non Sprecare su Amazon e Kobo

 

Stanno tornando sui banchi del mercato i mazzi di rapanelli, così freschi e croccanti da aggiungere all’insalata.

Bene, quando li comperiamo, non buttiamo le foglie: con il loro sapore leggermente piccante rendono particolare anche una semplice pasta al pomodoro.

 

 

 

 

Direttamente da Il Gusto di Non Sprecare

Pasta con pomodoro e foglie di rapanello

Gli ingredienti:
• 320 grammi di pasta corta (più indicata degli spaghetti)
• 350 grammi (circa) di pomodorini
• 1 mazzo di foglie di rapanello
• 1 spicchio d’aglio
• 1 manciata di anacardi
• Olio evo
• Sale

Tempo di preparazione e cottura: 30 minuti
Ricetta vegetariana e vegana
Senza lattosio
Salsa senza glutine

Questo semplice sughino mi ha sorpresa e soddisfatta: le foglie di rapanello non aggiungono uno specifico sapore al piatto, solo una punta di piccante, smorzano l’acidità del pomodoro, che risulta così più pieno nel gusto e un po’ meno dolce.
È una pasta velocissima, quindi per prima cosa, ponete sul fuoco la pentola con l’acqua per cuocerla.
Mettete a bagno le foglie di rapanello e i pomodori, e sciacquate tutto molto bene – nelle foglie c’èsempre parecchia terra.
In un tegame che possa, poi, contenere anche la pasta, versate un paio di giri d’olio, fate soffriggere lo spicchio d’aglio (sapete come si fa, vero? S’inclina il tegame di modo da raccogliere l’olio e far dorare l’aglio, così non brucia).
Aggiungete le foglie di rapanello appena tagliuzzate e, quando sono appassite, versate i pomodori tagliati a metà, o a quarti quelli un pochino più grossi. Salate.
Appena i pomodori sono quasi sfatti, aggiungete gli anacardi, che devono cuocere poco per rimanere croccanti.
Nel frattempo cuocete la pasta, scolatela bene e fatela saltare qualche secondo nel sughetto.
Parmigiano a parte, ma ci sta bene.
Semplice, economica, veloce… che altro?

U tuccu: il sugo di carne come si fa in Liguria


u tuccu, sugo di carne, unica preparazione per primo e secondo piatto
U tuccu, sugo di carne alla genovese

U tuccu (il sugo) è la ricetta classica del sugo di carne, come si prepara a Genova e in Liguria.

Si distingue da tutti gli altri ragù per un motivo molto semplice: la Liguria, terra meravigliosamente ricca di profumi e colori, è molto difficile per l’allevamento dei bovini a causa della sua conformazione geografica. Quindi, il sugo di carne si fa usando il sapore della carne, perché la carne vera e propria si mangia a parte.

E credetemi, il risultato è strepitoso, nessun rimpianto per le preparazioni più corpose.

Dite che siamo un po’ taccagni? Ma no, è l’esperienza che ci rende parsimoniosi …

Gli ingredienti:

  • 400-500 grammi di carne magra di manzo – pezzo intero non tritato, mi raccomando!
  • 1 piccola carota
  • 1 piccola cipolla
  • 1 gambo di sedano
  • 30 grammi di funghi secchi
  • 1 cucchiaio di pinoli
  • 2 bicchieri di passata di pomodoro
  • ½ bicchiere di vino rosso
  • 5 cucchiai di olio evo
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 foglia di alloro
  • 1 rametto di rosmarino
  • 1 tazza di brodo (per allungare)
  • Sale, pepe

 Tempo di preparazione e cottura: 3 – 4 ore, ma non richiede molta assistenza

Porzioni: 5 – 6

Difficoltà: bassa

Costo: medio

Conservazione: 3 giorni in frigorifero – si può congelare

Il Gusto di non Sprecare: con un unico taglio di carne si ottiene il condimento per il primo piatto e il secondo piatto

Scaldo un po’ d’acqua in un pentolino e faccio rinvenire i funghi secchi.

Trito abbastanza finemente sedano, carota e cipolla.

In un tegame di coccio o di alluminio (io preferisco il coccio) scaldo l’olio a fuoco dolce, aggiungo i i sapori tritati, il rametto di rosmarino e lo spicchio d’aglio intero (da scartare alla fine), e faccio rosolare leggermente.

Unisco il pezzo di carne e lo faccio rosolare bene, girandolo spesso. Il segreto del buon tocco risiede in parte in questa operazione, la carne deve rosolare molto bene, quasi al limite della bruciatura, e per evitare che, appunto, bruci, deve essere girata spesso e controllata attentamente. Direi però che questo è l’unico momento un po’ più impegnativo.

Intanto che la carne rosola, scolo i funghi, ne conservo l’acqua, da filtrare con un foglio di carta da cucina. Taglio i funghi a coltello

Quando la carne è ben rosolata, aggiungo i funghi e i pinoli, faccio tostare un attimo nel fondo di cottura, quindi bagno con il vino rosso e altrettanta acqua dei funghi. Metto la foglia di alloro e lascio andare così, lentamente, scoperto, per dieci, quindici minuti, di modo che il liquido si concentri un pochino.

Aggiungo la salsa di pomodoro, un po’ di sale, abbasso la fiamma al minimo, copro e lascio cuocere indisturbato, a lungo, controllando ogni tanto che la carne non si attacchi, e che il sugo non asciughi troppo. Se dovesse accadere, allungo con un po’ di brodo, oppure con altra acqua dei funghi.

Dopo tre, o anche quattro ore di cottura dolcissima, il sugo è pronto, un sugo corposo, pieno di sapore, perfetto per condire qualunque tipo di pasta.

Ma se avete due “mandilli de sea” (lasagne) o ravioli, sentirete che meraviglia!

Il pezzo di carne, tenerissimo, andrà servito come secondo, accompagnato da una patata lessa schiacciata e ben condita con sale e buon olio, o con un purè.

Fabrizio de André nomina ben quattro “tucchi” in Creuza de mä

 

Crema di formaggi con piselli, profumata al curry


Quando sul mercato arriva una nuova verdura di stagione, cucinerei solo quella.

È il momento dei piselli, quindi li ho comperati: ci vuole l’idea.

Apro il frigorifero e vedo una confezione di ricotta e del gorgonzola

Ecco pronto l’antipasto!

Però mi sembra un po’ troppo cremoso … ci aggiungo dei biscottini salati.

Manca solo il procedimento 😉

 

Come fare la crema di formaggi

Ingredienti per otto persone:

  • 100 grammi di ricotta
  • 200 grammi di gorgonzola dolce
  • 300 grammi di piselli interi
  • 1 manciata di olive nere rotonde
  • 1 cucchiaino raso di curry (da dosare a piacere)
  • Poco latte

Tempo di preparazione e cottura: 25 – 30 minuti

Il passaggio più impegnativo consiste nello sgranare i piselli (volendo, potete conservare i baccelli e utilizzarli

) e lessarli in poca acqua salata. I piselli freschi sono pronti in una decina di minuti.

Intanto, con un cucchiaio di legno, preparate la crema di formaggi: ammorbidite il gorgonzola con l’aiuto di un pochino di latte (poco, attenzione! non deve diventare liquida), aggiungete la ricotta, profumate con il curry.

Scolate i piselli, fateli raffreddare qualche minuto, mescolateli alla crema, e aggiungete anche le olive nere. Mettete in frigorifero fino al momento di servire.

 

Come fare i biscottini salati (ricetta letta su Da Noi , maggio 2018)

Ingredienti per circa 25 – 30 biscotti

  • 150 grammi di farina 0
  • 50 grammi di gherigli di noci
  • 5 cucchiai olio evo
  • 5 cucchiai vino bianco secco molto freddo
  • 1 grattata di noce moscata
  • 2 pizzichi di sale
  • 1 formina per biscotti del diametro di 4 cm.

Tempo di preparazione nel mixer: pochi minuti

Tempo di riposo: almeno un’ora

Tempo di cottura: 20 – 25 minuti

 

Mettete nel mixer i gherigli di noci e sminuzzateli.

Aggiungete la farina, l’olio, la noce moscata, il sale, e frullate.

Aggiungete il vino bianco, frullate ancora: dovete ottenere un impasto compatto e morbido.

Avvolgete l’impasto nella pellicola e mettetelo a riposare in frigorifero.

Al momento di riprenderlo, preparate la madia leggermente infarinata. Accendete il forno a 180°.

Appoggiate l’impasto, copritelo con la pellicola per non ungere il mattarello, quindi stendete l’impasto dello spessore di circa ½ cm.

Ritagliate quanti più biscotti potete e, man mano, appoggiateli sulla leccarda del forno foderata con la carta forno. Recuperate l’impasto in eccesso, stendetelo di nuovo, fate altri biscotti, e così fino a esaurimento.

Passate i biscotti nel forno caldo finché si presentano ben dorati

 

Al momento di andare in tavola, riprendete la crema di formaggi, dividetela in coppette monoporzioni, decorate con un biscotto e servite, proponendo a parte i biscotti in esubero

Strategie: la crema ai formaggi si conserva per un giorno o due al massimo, fatene quindi una quantità ragionevole.

Variazioni sul tema: La presenza del gorgonzola è importante, ma al posto della ricotta potete usare un altro formaggio morbido e poco saporito, come robiola o Philadelphia. Se non avete tempo e/o voglia di fare i biscotti, servite la crema da sola, decorandola con una fogliolina di menta.

#orgogliopesto: il Pesto genovese diventa Patrimonio dell’Umanità … o almeno ci prova


Questa settimana Genova e tutti i liguri si muovono per convincere l’Unesco a riconoscere al pesto genovese la qualifica di “patrimonio dell’umanità”.

Che poi, dico, io questi signori dell’Unesco non li conosco, ma basterebbe fargli assaggiare un bel piatto di trenette al pesto con fagiolini e patate, e secondo me si convincono alla prima forchettata.

Vi lascio qui un articolo, breve ma esaustivo, sul programma della settimana. Se solo in Liguria, nei municipi, si può firmare per sostenere la proposta, tutti quelli che amano il pesto possono partecipare sui social network preferiti usando l’hashtag #orgogliopesto oppure, nella giornata conclusiva di sabato 17 marzo, #worldpestoday.

E ora facciamolo, il pesto, anzi, facciamolo a regola d’arte.

Ecco a voi Sua Maestà il Pesto genovese.

Ingredienti:

  • 4 mazzi di basilico di Pra (una qualità dalle foglie verde tenero, che viene estirpato giovanissimo con tutte le radici)
  • 1 spicchio d’aglio fresco di Vessalico
  • 1 bella manciata di pinoli buoni (perché ce ne sono di tante qualità, ma quelli buoni, una volta assaggiati, si riconoscono al volo)
  • 1 dl. circa di olio evo taggiasco
  • 3 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato un po’ stagionato
  • 1 cucchiaino di sale grosso
  • 1 mortaio di marmo e un pestello di legno

Prima di tutto pulite il basilico, che dovrebbe toccare meno acqua possibile, pertanto selezionate le foglie più pulite, che metterete in acqua per pochi secondi, e lavate a fondo solo quelle con tracce di terra. Asciugatelo bene.

Mettete nel mortaio un po’ di sale grosso e lo spicchio d’aglio, e con un preciso lavoro rotatorio di polso cominciate a schiacciare questi primi ingredienti, cercando di frantumarli al punto da ridurli in crema. Continuate con il basilico, un po’ alla volta, sempre lavorando con il pestello e contemporaneamente facendo girare il mortaio, e ogni tanto aggiungendo qualche granello di sale che non lo farà annerire. Dopo il basilico si mettono i pinoli (e via di polso), infine il parmigiano e per ultimo l’olio, dosandolo a piacere.

A questo punto avrete il Pesto, anche se sarete un po’ distrutti, e sarà passata una mezz’oretta dall’inizio dell’operazione.

Purtroppo a tutt’oggi non è stato inventato un frullino con le lame di ceramica, la qual cosa renderebbe finalmente superato l’uso del mortaio. Il pesto preparato nel frullatore tradizionale (che, come dice giustamente il mio amico Francesco, dovrebbe a questo punto chiamarsi frullo, e non pesto) risente un po’ del contatto, pur breve, con l’acciaio. Come ovviare? Così: mettete le lame del frullino nel freezer per almeno mezz’ora. Con le lame gelate, il basilico non ossida e il colore verde rimane brillante e bellissimo.

Cosa si condisce con il pesto:

Le troffie liguri, gli gnocchi, le lasagne (non al forno!)

Le trenette, universalmente note come bavette (in questo caso metterete a cuocere nell’acqua della pasta un paio di patate tagliate a piccoli pezzi, e una manciata di fagiolini, sempre a pezzettini) butterete la pasta quando le verdure saranno quasi cotte. Così le patate formeranno una cremina deliziosa.

Le modalità di conservazione del pesto sono diverse:

in frigo, si conserva bene tre o quattro giorni, in vaschetta chiusa

si può preparare senza formaggio, riporlo in un vasetto ben coperto d’olio, e così si conserva in frigo anche un mese

si prepara la ricetta completa e si surgela. In questo caso, per porzionarlo, è comodo metterlo nelle vaschette del freezer (quelle in plastica per fare i cubetti di ghiaccio, per intenderci) valutando a seconda delle dimensioni quanto scongelarne ogni volta

NON scongelatelo nel microonde, il pesto deve scaldarsi solo al calore della pasta che andrà a condire!

Strategie: si trova in commercio il pesto senza aglio, una variante che fa accapponare la pelle a qualunque ligure doc. Del resto, capisco che l’aglio possa essere un po’ indigesto. Provate allora a eliminare la parte interna dello spicchio, quella da cui nasce il germoglio, e usare solo la polpa più all’esterno, e ne avrete tutto il profumo senza (quasi) effetti collaterali.

Nota finale: siete arrivati a leggere fin qui, nonostante la lista degli ingredienti praticamente introvabili? Beh, io ho doverosamente indicato i più tradizionali. Potete fare il pesto scegliendo gli ingredienti che avete più a portata di mano e che preferite, ma ricordando una cosa fondamentale: è una salsa cruda, esalta i pregi, ma non nasconde i difetti.

Buon appetito 🙂

Paola

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Sugo di carne alla genovese: u tuccu


tuccu

“Lasagne da fiddià ai quattru tucchi” canta Fabrizio de Andrè in Crêuza de mä. E infatti il tocco, u tuccu, genovese è un sugo di carne ben diverso dal tradizionale ragù, una ricetta che affonda le sue origini nel passato lontano in cui il tempo per la cucina era abbondante, e anche un po’ solenne.

E per difendermi da questa estate atipica e piovosa, mi è venuto voglia di tuffarmi nella tradizione, e così l’ho preparato, u tuccu.

Gli ingredienti, non necessariamente per quattro persone, intanto, se ne avanza, meglio:

  • 400-500 grammi di carne magra di manzo, pezzo intero! (spiegate al macellaio che serve per il sugo)
  • 1 piccola carota
  • 1 piccola cipolla
  • 1 gambo di sedano
  • 30 grammi di funghi secchi
  • 1 cucchiaio di pinoli
  • 2 bicchieri di salsa di pomodoro (o l’equivalente in passata di pomodoro pronta, o pelati)
  • ½ bicchiere di vino rosso
  • 5 cucchiai di olio evo
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 foglia di alloro
  • 1 rametto di rosmarino
  • 1 tazza di brodo di dado (di riserva)
  • Sale, pepe

Tempo di preparazione e cottura: tre o quattro ore (ma non ha bisogno di troppa assistenza).

Scaldate un po’ d’acqua in un pentolino e fate rinvenire i funghi secchi.

Tritate abbastanza finemente sedano, carota e cipolla.

In un tegame di coccio o di alluminio (io preferisco il coccio) scaldate l’olio a fuoco dolce, aggiungete i sapori tritati, il rametto di rosmarino e lo spicchio d’aglio intero (da scartare alla fine), e fate rosolare leggermente. Unite il pezzo di carne e fatelo rosolare bene, girandolo spesso. Il segreto del buon tocco risiede in parte in questa operazione, la carne deve rosolare molto bene, quasi al limite della bruciatura, e per evitare che, appunto, bruci, deve essere girata spesso e controllata attentamente. Direi però che questo è l’unico momento un po’ più impegnativo.

Intanto che la carne rosola, scolate i funghi, ma conservatene l’acqua, da filtrare con un foglio di carta da cucina. Tritate o tagliate i funghi grossolanamente.

Quando la carne è ben rosolata, aggiungete i funghi e i pinoli, tostate un attimo nel fondo di cottura, quindi bagnate con il vino rosso e una quantità più o meno equivalente dell’acqua dei funghi. Mettete la foglia di alloro e lasciate andare così, lentamente, scoperto, per dieci, quindici minuti, di modo che il liquido si concentri un pochino.

Ora aggiungete la salsa di pomodoro, un po’ di sale, abbassate la fiamma al minimo, coprite e lasciate cuocere indisturbato, a lungo, controllando ogni tanto che la carne non si attacchi, e che il sugo non asciughi troppo. Se dovesse accadere, allungate con un po’ di brodo, oppure con altra acqua dei funghi.

Dopo tre, o anche quattro ore di cottura dolcissima, il sugo è pronto, un sugo corposo, pieno di sapore, perfetto per condire la pasta all’uovo o i ravioli. Il pezzo di carne, tenerissimo, andrà servito come secondo, accompagnato da una patata lessa schiacciata e ben condita con sale e olio, o con un purè.

Un’emozione:  Crêuza de mä

 

 

 

Zuppetta di pesce 2, e poi?


zuppa di pesce avanzi

Qualche giorno fa ho raccontato come fare la zuppetta di pesce ligure. E’ talmente buona che di solito si finisce e basta, ma è un piatto prezioso quindi, nel caso avanzasse, è giusto proporla in modo tale da esaltare comunque la sua prelibatezza. Io suggerisco di utilizzarla come condimento per un risotto o un piatto di spaghetti.

Per gli spaghetti, in base a quanto avanzato, se necessario si può aumentare la quantità del sugo con l’aggiunta di un po’ di salsa di pomodoro e, eventualmente, ancora una piccola acciuga salata, ben sciacquata, da sciogliere bene nel sughetto.

Per il risotto, si procede tostandolo nell’olio (senza soffritto, quindi) e portandolo a cottura con brodo vegetale e un po’ di brodetto di pesce. A cottura quasi ultimata, si aggiunge l’avanzo di zuppetta.

Vi assicuro che in nessuna delle due versioni si ha l’impressione di mangiare qualcosa che non sia stato cucinato specificatamente!

Anche il brodetto di pesce, che ho appena citato, è una derivazione della zuppetta. Come si fa? Dopo aver preparato la zuppetta stessa, recuperate tutti, e se dico tutti intendo proprio tutti, gli scarti dei pesci: testa, lische, pelle, chele, carapace degli scampi. Mettete tutto in un tegame, coprite a filo d’acqua e fate bollire per circa 25-30 minuti, coperto. Alla fine fate raffreddare un pochino, intanto schiacciate bene nel brodo tutte le parti dei pesci che avete cotto, per recuperarne il sapore. Filtrate il brodo ottenuto con un colino fine e dividete il liquido in piccoli contenitori (l’equivalente, più o meno, di una tazza) da conservare in freezer per averlo sempre pronto all’occorrenza.

Che se dico “Primo non sprecare” ….

Un bell’acquerello di Riccardo Paci

acquerello di riccardo paci