Il nettare degli dei: il miele


miele

C’è un solo alimento che, da millenni, non è cambiato, viene prodotto sempre nello stesso modo, secondo le regole della natura: il miele. Sono state trovate incisioni rupestri che illustrano la raccolta de miele in epoche lontanissime, e quello trovato durante gli scavi, nelle tombe dei faraoni d’Egitto, è ancora commestibile oggi.

Ma qual è oggi il rapporto tra apicoltore e api?

Me lo sono fatto raccontare dall’azienda Manfredini, che da oltre trent’anni svolge con passione ed esperienza una fiorente attività di apicoltura e commercio del miele sull’Appennino modenese

Appennino tosco emiliano

Ebbene, si tratta di un rapporto di collaborazione e di reciproco vantaggio. L’ape non viene sfruttata – del resto, come si potrebbe? –  mentre il rapporto con l’uomo garantisce molti vantaggi, mentre il miele prelevato per il consumo è solo quello in esubero rispetto alle esigenze dell’alveare.

Vediamo di capire bene chi sono, allora i protagonisti di questa collaborazione

Cominciamo dalle api, la cui famiglia è composta da una sola Regina, un numero variabile di operaie compreso tra i 500 e i 3000 elementi, e qualche fuco, ovvero i maschi: La Regina e i fuchi vengono al mondo con il solo obiettivo di assicurare la riproduzione dello sciame e se la Regina, con questo compito, può contare su una vita di cinque o sei anni nutrendosi di pappa reale, i fuchi vengono inesorabilmente uccisi all’inizio dell’inverno, quando si chiude la stagione della riproduzione ed il nutrimento scarseggia.

Le api non sono tutte uguali: qui parliamo di quella che vive alle nostre latitudini, piccola e piuttosto docile. La produzione del miele è però diffusa ovunque nel mondo, dai paesi più freddi del nord, dove possono contare su un’ape più piccola e resistente alle basse temperature, fino alle api africane, aggressive e abituate a volare su fioriture dai profumi molto intensi, come il timo.

La stagione riproduttiva dura da primavera a inizio autunno, quando i fiori sono abbondanti e ricchi di polline, la materia prima per produrre il miele. Appena si avvicina l’inverno i fuchi, come abbiamo detto, vengono uccisi senza tanti complimenti, l’ape Regina va a riposo con tutto lo sciame, che sopravvive grazie al miele immagazzinato nei mesi precedenti. Non esistono alternative a questo percorso, non si possono fare forzature né condizionare in qualche modo i piccoli insetti, quindi la parte di miele destinato all’apicoltore è quello in eccedenza, quello che alle api non serve per la sopravvivenza.

arnie sull'appennino modenese

Le api sono in grado di regolarsi e adattarsi alle dimensioni dell’alveare: nel caso il loro numero diventasse troppo alto, e l’alveare troppo affollato, la loro perfetta società sceglie un’altra Regina, più giovane e più fertile, e la regina vecchia è costretta a sciamare, con una parte delle api, verso altri rifugi.

E in questa perfetta organizzazione, l’apicoltore (o l’apicoltrice, ce ne sono moltissime) si inserisce preparando le arnie, allestendo i telai ben puliti per la raccolta del miele, e in questo modo offrendo un rifugio sicuro anche ai gruppi di individui costretti a sciamare. Le arnie possono essere addirittura coibentate, in caso di inverni molto rigidi

Ci possono essere momenti critici per l’alveare, momenti in cui l’intervento dell’apicoltore diventa risolutivo per la vita delle api. Primavere particolarmente fredde, con qualche nevicata, azzerano le fioriture e la mano dell’uomo provvede nutrendo le api dall’esterno. L’alveare ha un potente nemico nella Verroa, un acaro parassita molto aggressivo, sul quale l’apicoltore interviene con medicinali appropriati.

Quindi l’uomo riscalda, nutre, cura e protegge questi piccoli animali, fondamentali per il nostro benessere, e si limita a usare il miele prodotto in eccesso, quello che alle api non serve.

La produzione di diversi tipi di miele avviene spostando le api in una zona dove c’è una forte concentrazione di una certa pianta nel momento della massima fioritura.

L’apicoltore si dedica infine alla smielatura recuperando i telai e centrifugandoli in un’apposita macchina: in questo modo il miele si stacca e si raccoglie in modo semplice e meccanico. In qualche paese del mondo meno avanzato si adoperano ancora sistemi arretrati come l’affumicatura, che fa fuggire le api e lascia campo libero alla raccolta.

L’Italia è il paese del mondo dove si produce la più vasta varietà di miele. Si può approfittare dei rododendri sulle Alpi piemontesi fino ai profumatissimi agrumi della Sicilia, si produce miele di rosmarino, un arbusto che vive quasi senz’acqua, e miele di corbezzolo, esclusivo della Sardegna, e via con tutte le altre varietà

Infine, una curiosità che ci rende l’ape ancora più simpatica: durante l’inverno questi animaletti si raccolgono in un glomere, ben strette tra loro e, sbattendo incessantemente le ali, scaldano l’ambiente mantenendolo a una temperatura costante e temperata. Sono molto simpatiche!

https://www.manfrediniapicoltura.it/

 

Ottobre Rosa: il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno


ottobre rosa prevenzione tumore al seno

Il mese di ottobre è ormai tradizionalmente il momento dell’anno dedicato alle donne e, in particolare, al tumore femminile più diffuso e che spaventa di più: il tumore al seno.

In questo mese molte sono le iniziative, anche gratuite, che invitano le donne a imparare a conoscere il proprio seno, per interpretare senza incertezze ogni cambiamento e interpellare il medico anche davanti a un minimo dubbio.

Si parla, infatti, di prevenzione del tumore al seno, ma è un’espressione sbagliata.  Non c’è nulla che possa prevenirlo, salvo la generica prevenzione che si può attuare verso tutti i tumori, ovvero un’alimentazione semplice e povera di grassi animali, il giusto movimento, niente fumo e alcolici.

La parola giusta, la parola chiave, è diagnosi precoce: e le donne dimostrano di averlo capito, infatti le statistiche ci dicono che, oggi, quasi il 90% delle donne colpite da questo tumore guarisce, per averlo diagnosticato allo stadio iniziale.

Quali sono i passaggi fondamentali per vivere tranquille?

·         Imparare a conoscere il proprio seno fin da giovanissime, con la palpazione da eseguire regolarmente

·         Appoggiarsi a un medico specialista che, secondo la storia personale di ognuna di noi, fornisca un calendario preciso per controlli, ecografia e mammografia

·         Allattare i propri figli

·         Preferire i cibi “smart”, quelli che fanno solo bene: olio di oliva, frutta secca, pomodori, cavoli (tutti), vegetali a foglia verde, legumi e agrumi.

Vi lascio con le immagini, molto forti, che ho trovato a Parigi, sul Pont d’Iena: donne operate che mostrano con naturalezza le loro cicatrici, ma che non si sono lasciate vincere dalla malattia.

Mi sono commossa molto

16 Ottobre: Giornata Mondiale dell’Alimentazione


Oggi, 16 Ottobre, è la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, che quest’anno ha come tema “Un’alimentazione sana per un mondo a Fame Zero”.

Viviamo infatti questo paradosso: 820 milioni di persone soffrono di denutrizione, non hanno regolarmente da mangiare, non ne hanno abbastanza in termini di quantità e di proprietà nutritive. La proporzione dice una persona su otto. Guardiamoci intorno, facciamo presto a contare otto persone e a pensarne una affamata.

Nello stesso tempo, quasi altrettante persone sono obese, e fra queste ci sono 124 milioni di giovani tra i 5 e i 19 anni, e 40 milioni di bambini sotto i 5 anni. Non sono obese perché mangiano troppo, ma perché mangiano male: sono spesso costretti a preferire il cosiddetto “cibo spazzatura”, che costa poco, riempie lo stomaco, ma non nutre in modo corretto.

 

La dieta mediterranea rimane un punto di riferimento stabile per impostare un programma nutrizionale ricco, completo e sicuro: del resto, noi siamo quello che mangiamo, e mangiare bene vuol dire volersi bene.

In questo quadro, la prima arma che tutti abbiamo in mano e che possiamo usare con intelligenza è profitto è il contrasto allo spreco alimentare, e permettetemi un moto d’orgoglio per aver sempre saputo rispettare il cibo, fonte di vita.

 

Non Sprecare: Zuppa di fave con il miele


zuppa di fave con il miele

Ora che incomincia il freddo, volete assaggiare una zuppa un po’ insolita, ingentilita (ma non dolcificata) dall’aggiunta del miele?

Quest’ultimo è, infatti, un ottimo alleato contro i disturbi della stagione piovosa e fresca a cui andiamo incontro.

I mieli hanno sapori molto diversi secondo il fiore di provenienza, ed è importante scegliere quello giusto da abbinare.

Non avete il miele di girasole? Potete sostituirlo con quello di trifoglio, o di melata di bosco. Vi sembrano insoliti? Beh, allora approfittate dell’occasione per conoscerli meglio. Ve ne parlerò presto.

Se intanto siete curiosi di assaggiare questa zuppa (da fare anche con le fave secche, in mancanza di quelle fresche o congelate), trovate la mia ricetta su Non Sprecare

Fiori di zucca ripieni


C’è una simpatica battuta che riguarda le food blogger: pare che, dovendo scegliere il fiore preferito, non abbiano dubbi e preferiscano il fiore di zucca.

Personalmente apprezzo molto tutti gli omaggi floreali, e questi fiori ripieni sono davvero ottimi.

Ingredienti per 4 persone:

  • 16 – 20 fiori di zucca freschissimi
  • 2 patate abbastanza grandi
  • 10 steli (circa) di erba cipollina
  • 3 rametti di rosmarino
  • 4 cucchiai + 1 di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 2 acciughe sotto sale
  • 1 cucchiaio di capperi
  • Olio evo

Tempo di preparazione: 30 minuti

Tempo di cottura: 15 – 20 minuti

Sciacquate le patate e cuocetele in acqua salata con la buccia. Se avete premura, potete sbucciarle, tagliarle a pezzi e lessarle così.

Nel frattempo pulite e lavate accuratamente i fiori di zucca: apriteli, eliminate foglie e picciolo interno, e poneteli poi a scolare bene dall’acqua

Diliscate e risciacquate le acciughe sotto sale

Lavate sotto l’acqua corrente gli steli di erba cipollina e gli aghi del rosmarino

Tritate finemente le erbe profumate, quindi aggiungete le acciughe e i capperi e tritate ancora, ma meno finemente.

Sbucciate le patate e schiacciatele bene, di modo da ridurle in crema (se sono già tagliate, usare anche qualche cucchiaio dell’acqua di cottura). Unite il trito aromatico, amalgamate molto bene

In un tegame ampio e foderato di carta forno, stendete i fiori di zucca ben scolati, appoggiate su ognuno un cucchiaio del ripieno, chiudete arrotolandoli delicatamente.

A fine operazione, spolverare il tutto con l’ultimo cucchiaio di Parmigiano e passare in forno caldo a 180°

Sono pronti in pochi minuti, appena i fiori si presentano dorati e croccanti.

Queste proporzioni valgono come secondo piatto leggero, da completare con un contorno adeguato, come una fresca insalata o zucchine saltate in padella.

Eh lo so che sono un po’ in ritardo con questa ricetta …

 

Non Sprecare: Strudel salato (di zucchine, ma non solo)


immagine dal web, strudel salato di zucchine

Si dice strudel e si pensa, con l’acquolina in bocca, al dolce a base di mele dell’Alto Adige.

Provate a farlo salato! La pasta è la stessa, il ripieno è secondo la vostra fantasia, e anche un po’ secondo quello che c’è.

Qui propongo la versione a base di zucchine, saltate velocemente in padella e profumate con un po’ di menta. Infine, una manciata di pinoli per non perdere la sensazione del croccante.

La mia ricetta è su Non Sprecare

 

Polpettone di tonno


Immagine dal web

Una ricetta diversa, più veloce e anche più buona (secondo me) del classico “finto pesce” preparato con le patate bollite. L’unico problema è che non si riesce a dargli la forma natatoria …

Volete provarlo, con la sua salsina?

Gli ingredienti per 4 persone:

per il “finto pesce”:

  • 200 grammi di tonno sott’olio, peso sgocciolato
  • 2 uova
  • 1 panino non fresco
  • 40 grami di Parmigiano reggiano grattugiato
  • Sale, pepe
  • 1 tovagliolo di cotone bianco e spago da cucina

Per la salsa:

  • 2 yogurt bianchi
  • ½ limone, il succo
  • 2 cucchiaini di senape
  • Erba cipollina
  • Salsa Worcestershire o Tabasco

Tempo di preparazione: 30 minuti in tutto

Tempo di cottura: 15 minuti

Preparare una casseruola con abbondante acqua e metterla a scaldare

Versare nel mixer il tonno scolato, le uova, il panino a pezzetti, il Parmigiano, e omogeneizzate tutto. Assaggiate per regolare di sale e pepe

Bagnare il tovagliolo, strizzarlo molto bene, stenderlo e adagiarvi il composto di tonno, dandogli una forma allungata (aiutatevi con una spatola).

 

Chiudete il tovagliolo a caramella, legate le estremità con lo spago da cucina e ponetelo nella pentola con l’acqua bollente.

 

 

Fate cuocere per 15 minuti, non di più! Spegnete il fuoco e, al bisogno, lasciatelo nell’acqua calda fino al momento di servirlo.

 

 

Intanto preparate la salsa, mescolando gli yogurt con il succo di limone, la senape, una o entrambe le salse piccanti – secondo gusto – e terminate con l’erba cipollina tagliuzzata molto piccola.

Scolate il polpettone, sfasciatelo e tagliatelo a fette un po’ spesse.

Servitelo con la salsa a parte e qualche foglia di insalata fresca.

N.B. Avete notato che il panino è di recupero?

Tonnara Florio Favignana
La bellissima tonnara di Favignana, da visitare

 

Metronomo 2019. Meno sprechi al ristorante: istruzioni per l’uso


All’interno del Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale 2019, nei prestigiosi spazi dell’Università Bocconi, Metro Italia ha presentato la seconda parte della ricerca Metronomo, realizzata in collaborazione con Bocconi Green Economy Observatory, focalizzata sullo spreco dei cibo da parte dei ristoratori.

(Qui potete leggere la prima parte)

Metro Italia è molto sensibile al problema dello spreco alimentare, e la ricerca è svolta con l’obiettivo di creare nuovi strumenti, nuove modalità per contribuire a ridurlo.

Relatori della presentazione, condotta con la consueta simpatia da Tessa Gelisio, sono stati Milvia Panico, responsabile comunicazione e CSR di Metro, e il prof. Fabio Iraldo direttore GEO.

Emerge subito un aspetto piuttosto sorprendente: ristoratori e clienti hanno una percezione uguale e contraria relativa alla responsabilità dello spreco alimentare nei ristoranti. L’84% dei ristoratori pensa che il problema sia da imputare al cliente, mentre l’89% dei clienti è convinto che sia tutta colpa del ristorante.

Sono numeri davvero alti, che danno la dimensione di quanto si debba fare per trovare un equilibrio, ed è una buona notizia, significa che da entrambe le parti c’è consapevolezza del problema!

Infatti un ristoratore su tre mette in atto strategie per limitare lo spreco alimentare (l’83,6% minimizza gli scarti in cucina, il 71,6% si attrezza per una migliore conservazione, il 56,9% ottimizza gli approvvigionamenti, il 51,4% pianifica il menu, il 40,4% fornisce la doggy bag), ma lo spreco è ancora troppo corposo: ogni settimana vengono buttati da 2 a 5 sacchi di scarti alimentari, una parte dei quali potrebbe con facilità essere recuperato e riciclato.

I ristoratori non sprecano tutti allo stesso modo, la quantità varia secondo la tipologia del locale e anche la posizione geografica.

Seguendo il modello culturale della tavola italiana, c’è una tendenza a proporre porzioni molto abbondanti, ma con l’informazione alimentare attuale e gli avventori stranieri, queste quantità risultano esagerate, e possono andare sprecate.

La mezza porzione non è molto diffusa, solo il 52% dei ristoratori la propone, e in questo caso anche il cliente ha la sua parte di responsabilità: l’80% la apprezza, ma si aspetta di pagarla la metà della porzione intera, dimenticando che se si limitano gli ingredienti, l’impegno di lavoro è lo stesso.

Un gesto suggerito, che sarebbe molto apprezzato dal cliente, è l’offerta di un piccolo antipasto preparato con scarti o avanzi. Una tradizione nel Nord Europa, un modo garbato per comunicare che non si butta via (quasi) nulla.

La ricerca di Metro ha messo in evidenza un forte problema di comunicazione: i clienti faticano a cogliere cosa e quanto fa il ristoratore per non sprecare cibo. Cibo che poi può essere recuperato sia dal cliente stesso, con la doggy bag, sia donandolo ad associazioni caritatevoli.

Purtroppo né una opzione né l’altra sono risultate risolutive: i clienti non sono abituati a pretendere quanto avanzato (e pagato), e si vergognano a chiedere gli avanzi, mentre le donazioni di cibo a chi ha più bisogno è complicata da regolamenti troppo complessi.

In questo quadro frammentato, la soluzione potrebbe arrivare con il menu che, da semplice elenco di portate, diventa un prezioso mezzo di comunicazione, dove fornire molte più informazioni sul cibo proposto e, non ultima, la gestione degli sprechi.

L’ingegneria del menu è una delle materie trattata da Metroacademy, che intende portare avanti la lotta allo spreco alimentare dei ristoranti ponendosi come facilitatore nella soluzione del problema, anche con iniziative di formazione.

I focus group in programma da Metroacademy avranno proprio l’obiettivo di far emergere le problematiche più diverse, e studiare insieme come risolverle.

Tra i progetti in sospeso, una o più app per mettere in comunicazione i ristoranti che hanno esuberi, con ì clienti più attenti e pronti al recupero.