Un cuore blu


Ogni anni, il 2 aprile, si celebra la Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo.
Nella mia esperienza, nella mia fortuna, non ho mai incontrato persone affette da questa patologia. Ho però conosciuto persone, e alcune di queste sono diventate amiche, che vivono queste situazioni in famiglia, ne conoscono le dinamiche, le variazioni, la realtà quotidiana, il dolore.
Pensando a questi amici e ai loro cari, tanto amati, accendo anch’io questo cuore blu, non solo per oggi, ma ogni giorno dell’anno.

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Pubblicato da

Paola Bortolani

Un altro blog di cucina?! Sì, ma non come tutti gli altri, perchè qui l'ingrediente principale è l'avanzo, lo scarto, l'esubero. Ricette e consigli, tanti consigli, per contenere al massimo lo spreco del cibo e per recuperare quello che avanza con originalità ed eleganza

4 pensieri su “Un cuore blu”

  1. Ne abbiamo avuti alcuni a scuola, e devo dire che possono essere persone molto difficili da gestire. Ne abbiamo avuto una, per esempio, che a 18 anni ancora doveva portare il pannolone perché fra insegnante di sostegno e assistente sociale che la seguivano a scuola, il personale specializzato che la seguiva il pomeriggio, e la famiglia, costantemente seguita da personale specializzato, non erano riusciti a trovare il modo di farle esprimere la necessità di urinare. Per un altro l’insegnante di sostegno è stato costretto a fare un corso intensivo accelerato di arti marziali per poter fronteggiare l’aggressività dell’allievo che gli era stato assegnato, che era la sua unica forma di comunicazione. Un’altra ogni tanto cominciava improvvisamente a lanciare grida da far gelare il sangue, che si sentivano per tutti i corridoi della scuola, e non c’era modo di sapere se stesse provando dolore fisico, sofferenza psicologica o che altro, e soprattutto non c’era modo di aiutarla. Qualche anno dopo c’è stato il caso della mamma di un bambino di quattro anni con manifestazioni uguali a questa, che lo ha annegato, e giù cori di condanna senza appello. Sia ben chiaro, non intendo dire che ha fatto bene, non intendo dire che al suo posto avrei fatto altrettanto, però mi sento in coscienza di dire che la capisco. Chi non ha sentito quel genere di urla non può capire, non può neppure immaginare la disperazione impotente di una madre che sente il proprio bambino urlare in quel modo, e sa che lo farà per tutta la vita, perché per l’autismo non esiste alcuna possibilità non dico di guarigione, ma neanche di miglioramento. E poi c’era uno che ogni volta che mi vedeva si incantava a guardarmi con espressione rapita; poi l’insegnante di sostegno gli chiedeva se mi conosceva, lui restava un bel po’ con l’espressione perplessa e poi scuoteva la testa.
    Nessuno di loro ha mai pronunciato una parola.

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