Sfoglia croccante con fiori di zucca


sfogliata con fiori di zucca

Questa sfoglia nasce da un esubero di fiori di zucca. Arriverà presto anche la ricetta con i fiori protagonisti, ma intanto ecco cosa ne ho fatto di quelli che mi erano avanzati.

Ho preparato una pasta base per torte salate, dose da 300 grammi di farina.

Ho messo nel congelatore la maggior parte della pasta, perché sapevo che me ne serviva solo una piccola quantità, dovendo tirare una sfoglia molto sottile.

Ho lasciato riposare la pasta per una buona mezz’ora. Questo riposo serve a renderla bella elastica e pronta a essere tirata in sfoglie molto sottili, senza romperle.

Ho acceso il forno a 200°.

Ho ripreso la mia piccola porzione e, con il mattarello, ho tirato una sfoglia molto sottile. Alla fine, ho appoggiato sopra i fiori di zucca e, sempre con l’aiuto del mattarello, li ho ben schiacciati nell’impasto. Ho spolverato con un po’ di sale grosso.sfogliata con fiori di zucca intera

Ho trasferito la sfoglia sul tegame del forno foderato di carta da forno e ho lasciato cuocere per circa 10 minuti. Passato questo tempo, ho controllato il livello di cottura, che deve essere dorato, croccante, ma non sbruciacchiato

Ho estratto il tegame dal forno e atteso che si raffreddasse un pochino per poterla spezzare in modo abbastanza regolare.

E’ ottima mangiata così, come spezza fame, oppure per dare un po’ di croccantezza a una zuppa di verdure o a un piatto vegetale cotto o crudo.

Strategie: Chi è intollerante al glutine può impastarla con farina adatta, oppure con farina di grani antichi, naturalmente meno ricchi di glutine.

Variazioni sul tema: Qualunque bella foglia di verdura, purchè sottile, è adatta a questa lavorazione.

Un bel mazzo di fiori, forse poco romantico …

fiori-di-zucca-biologici_r-g

 

 

Pasta alla checca (l’estate nel piatto)


pasta alla checca

Quando, molti anni fa, ho incominciato a cercare spunti gastronomici un po’ diversi da quelli liguri a cui ero abituata, mi sono imbattuta nella pasta “alla checca”, un piatto facile, gustoso e veloce che è entrato in scivolata tra quelli preferiti durante l’estate.

Un piatto talmente semplice che non ho pensato, fino ad ora, a inserirlo tra i miei preferiti, perché credevo fosse più che noto. Con sorpresa mi sono invece accorta che non è così, e che gli stessi siti di ricette più illustri lo trascurano un po’.

Quindi, ladies and gentlemen, ecco a voi la pasta alla checca.

Gli ingredienti per quattro persone:

  • 320 grammi di spaghetti (ma anche un po’ di più)
  • 3 coste di sedano prese dal cuore, intere, con le foglie
  • 20 pomodorini (o equivalente di altri pomodori, purchè gustosi e maturi)
  • 1 piccola manciata di foglie di basilico
  • 1 piccola manciata di foglie di prezzemolo
  • 1 peperoncino (facoltativo)
  • 4 giri d’olio evo un po’ abbondanti
  • Sale, pepe

Tempo di preparazione: 15 minuti con qualche ora di anticipo

Non c’è cottura, solo quella della pasta.

Ho lavato bene pomodori e sedano e ho tagliato tutto a dadini. Ho tagliuzzato prezzemolo e basilico, senza tritarli. Ho messo tutto in una ciotola di vetro con aglio, peperoncino e olio, e ho rimescolato bene. Non è male dare qualche ulteriore rimescolata, ogni tanto: io ho fatto tutto all’ora di pranzo, per la cena.pasta alla checca condimento

Alla sera, dopo aver rimosso l’aglio, ho semplicemente cotto la pasta e l’ho versata, fumante, nel condimento. Ho servito subito.

L’unico segreto per la riuscita di questo piatto, oltre alla qualità degli ingredienti, consiste nella preparazione anticipata del condimento, così da permettere all’olio di insaporirsi dei diversi profumi delle verdure.

E’ sempre gradevole, ma vi assicuro che in estate, quando fa molto caldo, è il piatto ideale: fresco, dissetante e corroborante. E aumentando un po’ la quantità delle verdure, diventa quasi piatto unico per un pasto leggero.

Strategie: E’ il piatto strategico per eccellenza, visto che si prepara in anticipo

Variazioni sul tema: Tutto è possibile in questa ricetta, dall’aggiunta di qualche fettina di cipollotto oppure di qualche seme per renderla più croccante. Per il mio gusto, la ricetta indicata rappresenta l’equilibrio perfetto dei sapori, anche se non so dire quanto questa valutazione sia obiettiva e quanto dipenda dall’affezione a un sapore noto.

Vino: Ormeasco del Ponente ligure

In attesa dell’estate, Le Grandi Bagnanti di Paul Cézanne

le grandi bagnanti cezanne

 

Pesto di fave e mandorle


pesto fave e mandorle

E’ il momento delle fave. O meglio, in Liguria è il momento delle fave. Ormai ho imparato che in Italia c’è talmente tanta differenza tra un posto e l’altro, sia per tradizione che per situazione climatica, che non è possibile generalizzare. Comunque appena arrivata al mare mi sono fermata da uno dei miei contadini di fiducia (quelli che, se non hanno la verdura pronta nei cestini, te la vanno a raccogliere o ti danno le cesoie per fartelo da sola), ho comperato una notevole quantità di fave che, appena appoggiate in cucina, l’hanno riempita della loro fresca fragranza.

Uno dei piatti primaverili più diffusi, soprattutto a Genova, è composto da fave fresche, pecorino sardo fresco e salame di S. Olcese. Non mi dilungo su queste due specialità strettamente locali, ma ovviamente la prima porzione (e anche la seconda) è stata sacrificata così.

Molte ancora ne sono avanzate, e con una parte ho preparato questo pesto, ovvero una semplicissima crema composta da fave, ovviamente sgranate, mandorle e ricotta. Data la presenza, in famiglia, di un intollerante al lattosio, la ricotta scelta era di capra.

Queste le proporzioni:

  • ½ chilo di fave intere
  • 40 grammi circa di mandorle
  • 80 grammi circa di ricotta
  • 2 cucchiai di olio evo
  • Sale

Tutto nel frullatore, o nel mixer, e il pesto è pronto.pesto fave e mandorle con focaccia

Con questa quantità ho condito la pasta per quattro persone, e avendone avanzato un po’, il giorno successivo l’ho spalmato sulla focaccia croccante, come piccolo antipasto.

 

E’ molto buono e molto fresco, credo che la condizione essenziale stia nella freschezza delle fave.

 

 

Nessuna attinenza con il cibo ma … ho assistito all’esibizione delle Frecce Tricolori: la perfezione

frecce

 

 

 

Tagliolini con caviale rosso


tagliolini al caviale

Domenica scorsa è stata la festa della mamma. I miei figli erano lontani (in realtà sono io che me ne ero andata) e il mio telefono ha vibrato tutto il giorno di cuoricini palpitanti e faccine che mandano baci.

Un festeggiamento solo virtuale, quindi, ma grazie ai miei amici Francesco e Oxana, ospiti impeccabili, ho trascorso una splendida giornata sulla loro terrazza che guarda il mare, gustando un piatto super chic inventato da Francesco, sotto la supervisione di Oxana che, in quanto russa, conosce molto bene il caviale.

Ecco la ricetta come l’ho vista preparare, a cominciare dagli ingredienti:

  • 400 grammi di tagliolini all’uovo
  • 1 cipollina
  • 50 grammi di burro
  • 2-3 cucchiai di olio evo
  • 8 cucchiai di caviale rosso (due a persona)
  • Sale grosso per la pasta

Tempo di preparazione e cottura: 30 minuti

Sciogliere a fuoco dolce il burro con l’olio, aggiungere la cipollina affettata e farla soffriggere lentamente, aggiungendo ogni tanto qualche sorso d’acqua. Quando la cipolla si presenta ben trasparente, toglierla e far evaporare l’acqua eventualmente rimasta.

Nel frattempo mettere sul fuoco l’acqua per la pasta, salarla moderatamente, e distribuire il caviale nei piatti individuali.

Cuocere i tagliolini (come tutta la pasta fresca, sono pronti in un paio di minuti), scolarli, saltarli velocemente nell’olio e altrettanto velocemente trasferirli nei piatti, sopra al caviale.

Il calore della pasta scioglie il caviale, che forma una cremina deliziosa, dall’intenso sapore di mare.

Non potevo chiedere di più.

caviale rosso

A cena con lo chef


a cena con lo chef

Oggi, nella maestosa fortezza del Priamar di Savona, ho partecipato alla presentazione di un progetto gastronomico che vuole far conoscere i sapori della Liguria, in particolare del savonese.

Si chiama “A cena con lo chef” ed è patrocinata da Coldiretti Liguria e Terranostra Liguria e Savona: quattro agriturismi propongono una cena a prezzo concordato (25 euro), tutta centrata sui sapori del territorio. E quando dico del territorio, intendo proprio l’area in cui sorge ogni agriturismo. Quindi, grazie alla straordinaria varietà dei prodotti liguri, ogni cena sarà completamente diversa dall’altra.

A coordinare la cucina di ogni agriturismo ci sarà Renato Grasso, chef pluripremiato, che non ha perso la spontaneità delle sue origini “tra gli ulivi e il mare” e la passione per una terra ricca di prodotti apparentemente semplici, ma unici al mondo. Dove, se non in Liguria, possiamo trovare le zucchine trombette, i carciofi di Albenga, gli asparagi violetti, le olive taggiasche … ?

Una splendida occasione per conoscere l’entroterra savonese, che riserva borghi di placida bellezza, per mangiare e bere molto bene, in compagnia di persone appassionate e preparate pronte a raccontare la storia dei piatti proposti.

Ecco il calendario:

  • 12 maggio, Agriturismo Caterina Munarin a Mioglia, con il menu Ravioli a modo mio
  • 19 maggio, Agriturismo Monte Acuto a Toirano, con il menu Tra cielo e terra
  • 26 maggio, Agriturismo Ca’ di Voi a Calizzano, con il menu I segreti del bosco
  • 9 giugno, Agriturismo La Pepita a Quiliano, con il menu Il pasto degli dei

Buon appetito!

La fortezza del Priamar

fortezza priamar

Frittata alle foglie verdi dei porri


frittata foglie verdi porri

Mia madre mi ha cresciuta secondo i principi più ovvi del risparmio. Non solo non si buttava nulla di commestibile, per carità, ma “ai miei tempi” si recuperava davvero tutto: dalla carta per avvolgere la frutta e la verdura, a quella del pane (ottima per assorbire l’olio dei fritti), alle bottiglie di vetro, che venivano restituite per essere riempite di nuovo.

Poi sono arrivati gli anni ’80, e in men che non si dica chi non ostentava una grande scioltezza nel largheggiare, buttare, sprecare, era guardato quasi come un pezzente … tempi duri.

A me sembra che il risparmio e il riciclo siano invece segni di sensibilità e attenzione verso me stessa e verso tutti. Ogni cosa che consumiamo racchiude in sé energia per produrla, lavoro di chi l’ha accudita, nutrimento … e se viene gettata, produce un rifiuto da trattare e smaltire.

Ecco allora la frittata fatta con le foglie verdi del porro.

Ingredienti per quattro persone:

  • 2 porri, solo la parte verde
  • 5 uova
  • 100 grammi di ricotta
  • 4 cucchiai di parmigiano reggiano grattuggiato
  • 2 “giri” di olio evo
  • Sale

Tempo di preparazione e cottura: 1 ora

Spero sia inutile precisare che la parte bianca dei porri l’avevo usata in precedenza per un’altra preparazione. Le foglie verdi, che sono abbastanza legnose, dopo un attento lavaggio, devono subire un passaggio di alcuni giorni nel freezer: il congelamento ammorbidisce le fibre e le rende commestibili e, soprattutto, digeribili.

Ho recuperato le foglie congelate e le ho tagliate a striscioline, lavoro assai semplice perché si sono ammorbidite subito. Le ho messe in un tegame con l’olio e le ho fatte appassire ancora un po’. A questo punto avrei potuto fare una frittata classica, sul fornello, aggiungendo solo le uova. Io preferisco la cottura nel forno, quindi ho aggiunto, oltre alle uova, ricotta e parmigiano, ho regolato di sale, e ho passato nel forno a 200° per circa 20 minuti.

E appetitosa come la frittata di cipolle, e come la frittata di cipolle è ottima calda, tiepida e fredda.

D’ora in poi del porro butteremo solo le barbe (e forse nemmeno quelle, c’è chi le usa … ma ancora non ho imparato come).

Vi regalo un allegrissimo quadro di JonOne, street artist che ho conosciuto e Parigi e ritrovato a Milano

jonone

Sono passati 40 anni …


friuli

In questo ultimo periodo si sono succedute varie ricorrenze: la giornata della Terra, il 25 aprile, il 1 maggio. Le ho disattese tutte, non per disinteresse, ma per disorganizzazione, smemoratezza, altre priorità. Oggi però, anche se la giornata sta per finire, voglio unirmi alla commemorazione del terremoto in Friuli Venezia Giulia. Quarant’anni fa io c’ero, e mi ricordo molto bene, prima lo stupore per il coinvolgimento di una zona che non si pensava così a rischio, poi per le dimensioni del disastro: quasi mille persone morte, migliaia e migliaia di feriti, incalcolabili danni alle case e alle cose. Ma quello che ricordo ancora meglio è la dignità dimostrata dai friulani nel reagire al loro dolore, la compostezza nell’accettare la durissima realtà, la determinazioni a ricominciare subito, ricostruire, ripartire. Non un’ombra ha oscurato un lavoro immenso che, in tempi relativamente brevi, ha ridato case, scuole, lavoro e vita a tutti.

Dedico queste poche e sicuramente inadeguate parole a Libera, perché so per certo che è friulana, e agli altri amici e amiche di cui non conosco l’origine e, chissà, magari scrivono da lì. Le dedico a ognuno di noi, per tenere alto il ricordo di un momento che, nel dramma, è stato glorioso per il nostro Paese.

Pasta “salvacena” – Aglio olio peperoncino e ….


pasta salvavita

Penso succeda a tutti (spero non solo a me!) di trovarsi un po’ spiazzati in cucina, o perché ci si è dimenticati di finire la spesa, o ci si è sbagliati sulla presenza, in casa, di questo o di quell’ingrediente. Qui di solito io improvviso, cercando in giro qualcosa che mi aiuti a risolvere il pasto, mentre imploro le divinità preposte alla protezione delle casalinghe distratte.

Non sempre questi esperimenti sono poi degni di essere raccontati. Qualche volta, invece, esce un piccolo “capolavoro”, come questi spaghetti super-appetitosi, da preparare rigorosamente nel tempo di cottura della pasta. Sono una specie di aglio olio e peperoncino, con un tocco in più.

Gli ingredienti per 4 persone:

  • 320 grammi di spaghetti (anche un po’ di più, tanto non avanzano)
  • 2 peperoncini
  • 2 spicchi d’aglio
  • 4 filetti di acciuga sotto sale
  • 1 cucchiaio di capperi
  • 1 cucchiaio di pinoli
  • 8 cucchiai di olio evo

Ho messo su la pentola della pasta.

Ho dissalato le acciughe, sciacquandole sotto l’acqua corrente ed eliminando la lisca centrale e la coda.

In una padella bella grande ho messo, a freddo, l’olio e le acciughe, poi ho incominciato a scaldare a fuoco lento, mescolando, per sciogliere bene le acciughe. Scaldando insieme olio e acciughe bagnate, si evitano gli schizzi.

Intanto ho aggiunto il peperoncino sbriciolato e gli spicchi d’aglio sbucciati, ma interi.

Quando le acciughe si sono sciolte bene e l’aglio ha incominciato a dorarsi, ho messo anche i pinoli e, dopo un paio di minuti, i capperi, che devono solo scaldarsi.

Ho scolato la pasta, l’ho fatta saltare un paio di minuti nel condimento, dal quale ho eliminato gli spicchi d’aglio, e via subito in tavola.

Come dicevo, non solo non ne avanza, ma apre l’appetito per quello che c’è dopo.

Variazioni sul tema: Qualcuno ha detto: ma due pomodori secchi, no? E la mia amica Rosanna, che ha il palato molto raffinato, dice di provare anche con l’aggiunta di qualche oliva taggiasca e un po’ di pangrattato tostato.

Vino: Collio Tocai Friulano

Pino e pigne da pinoli

pino