Risotto con i carciofi


risotto carciofin.b. la foto non è mia, l’ho presa momentaneamente a prestito …

Già si sa quanto amo i carciofi, e quest’anno così tiepido mi permette di gustarli con anticipo, e spero per molte settimane ancora.

Amo molto anche il riso, e i risotti, quindi il risotto con i carciofi è chiaramente uno dei miei piatti preferiti.

Attenzione: quando parlo di carciofi, io intendo sempre quelli con le spine. Le mammole (il carciofo senza spine diffuso soprattutto nell’Italia centrale e in particolare a Roma) hanno foglie più dure, un sapore leggermente diverso, e sono più adatte ad altre preparazioni (fritte, per esempio, oppure da conservare sott’olio). Ciò non toglie che si possano usare ugualmente, l’importante è scartare con attenzione le foglie esterne, molto fibrose.

Ingredienti, per quattro persone:

  • 320 grammi di riso
  • 4 carciofi
  • 1 scalogno
  • 1 cucchiaio di prezzemolo tritato
  • 1 bicchiere di vino bianco secco
  • 1  litro circa di brodo di carne o fatto con il dado
  • 5 cucchiai di olio evo
  • 1 noce di burro o qualche cucchiaio di latte
  • Parmigiano reggiano grattugiato
  • Mezzo limone

Tempo di preparazione: 20 minuti

Tempo di cottura: circa 1 ora

Preparate una bacinella d’acqua dove spremerete il mezzo limone. Indossate i guanti di gomma o di lattice, se non volete trovarvi, a fine preparazione, con le dita macchiate.

Pulite i carciofi: staccate le foglie esterne più dure, quindi eliminate le spine, tagliate il carciofo in quattro, scavate un pochino nel centro per togliere eventuali altre spinette e un po’ di barba, infine ricavate delle fettine, tre o quattro per ogni quarto di carciofo. Se i gambi dei carciofi sono belli e sani, puliteli eliminando la scorza esterna, tagliateli a fettine e aggiungeteli nell’acqua con i carciofi puliti.

Tritate lo scalogno e fatelo insaporire, molto lentamente, nell’olio. Quando lo vedrete più o meno trasparente, aggiungete le fettine di carciofo che non scolerete, ma prenderete direttamente, con le mani, dall’acqua: in questo modo, lascerete sul fondo residui e piccole impurità che potevano trovarsi tra le foglie.

Mescolate bene carciofi e scalogno, bagnate con un pochino di brodo, coprite e lasciate cuocere lentamente, girando ogni tanto e facendo attenzione che i carciofi non brucino, ma su cucinino dolcemente, fino a diventare morbidissimi.

Appena i carciofi sono cotti e, come dicevo, ben morbidi, aggiungete il riso, e procedete con la cottura come si fa per tutti i risotti, ovvero sfumate prima con il vino bianco, quindi continuate aggiungendo il brodo, in due o tre volte.

Se vi piace il riso al dente, forse 15-18 minuti di cottura saranno sufficienti, altrimenti proseguite secondo il vostro gusto.

Appena il riso è pronto, spegnete il fuoco, rinfrescate con il prezzemolo tritato, mantecate con il burro, o con il latte, e un po’ di parmigiano. Servite subito, bollente.

Mettete il parmigiano anche in tavola, perché è molto gradevole su questo piatto.

Strategie: Potete pulire i carciofi in anticipo, anche di alcune ore, lasciandoli a bagno nell’acqua acidulata con il limone. Potete anche cuocerli con altrettanto anticipo, e preparare il risotto all’ultimo momento.

Variazioni sul tema: Se il risotto con i carciofi rimane per me un must, la stessa ricetta si può applicare con altre verdure: zucchini, piselli, erbette, spinaci …

Vini: Sauvignon, Favorita delle Langhe

Gli squisiti carciofi di Albenga

carciofi di albenga

Giornata Mondiale dell’Acqua


world water day

Oggi, 22 marzo, è la Giornata Mondiale dell’Acqua, una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992. Già mi stupisco che sia stata pensata solo nel 1992: una genovese come me, nata in una regione dove l’acqua scarseggia, dove le sorgenti naturali sono poche e poco approvvigionate, mancando il disgelo delle alte vette, trova istintivo che l’attenzione al consumo di questo bene indispensabile sia così rilevante. In Liguria siamo abituati da sempre ad acqua razionata, e quindi quasi istintivamente ci affrettiamo a chiudere un rubinetto lasciato leggermente aperto, cerchiamo di riutilizzare la stessa acqua quando possibile, e altre piccole attenzioni che ognuno dovrebbe fare sue.

Dobbiamo ricordare che l’acqua presente sulla terra è una quantità finita, ovvero da che mondo è mondo, è sempre la stessa che gira e si rinnova nell’eterno ciclo dell’evaporazione, precipitazioni, alimentazione delle falde acquifere, sorgenti e così via. Man mano che noi ne inquiniamo una parte, questa ben difficilmente ritorna disponibile per la nostra alimentazione, e per questo motivo è importantissimo risparmiare l’acqua potabile che, con tanta apparente facilità e abbondanza, sgorga dai nostri rubinetti.

Ancora oggi, milioni di persone soffrono di mancanza d’acqua e, di conseguenza, mancanza di cibo: nessun animale, nessun vegetale può crescere senz’acqua. Trovo terribile che ancora non si sia trovata una soluzione per questa iniquità.

Tralascio di riportare le solite raccomandazioni che ormai sappiamo a memoria, per risparmiare quanta più acqua possibile: doccia al posto del bagno, rubinetto aperto solo quando davvero serve, recupero dell’acqua usata per lavare la verdura, utilizzata per innaffiare le piante, e bla bla bla …

Vorrei invece portare l’accento sui consumi d’acqua ai quali si pensa meno: avete mai pensato a quanta acqua beve un animale nel suo ciclo vitale, prima di arrivare sulle nostre tavole in forma di bistecca? Senza farsi prendere da un’esagerata parsimonia, vediamo di limitare il consumo della carne, a favore di verdure e frutta che, pare, sono anche più salutari. E ancora, cerchiamo di sostenere le iniziative pubbliche (o chi le propone) che sono davvero mirate al risparmio di questo prezioso elemento.

Pensiamo per un attimo, ma pensiamoci, cosa potrebbe significare, un domani, avere solo l’acqua in bottiglia, e doverla pagare carissima. A quella non potremo rinunciare!

Ecco il sito ufficiale dedicato a questa giornata, anzi, come dovrebbe essere, a tutti i giorni dell’anno

http://www.unwater.org/worldwaterday

E Buona Primavera a tutti 🙂

primavera

Wurstel alla crema


wurstel alla crema

Ho con i wurstel un rapporto difficile, contrastato. Mi piacciono moltissimo, ma quando li guardo comincio a pensare: che ci sarà lì dentro? E mi vengono in mente le risposte meno tranquillizzanti.

Del resto, sono buoni, e che sarà mai se ogni tanto ci concediamo qualcosa che non è proprio in linea con i principi più stretti della sana alimentazione? Quello che non ammazza ingrassa, giusto?!

Ecco gli ingredienti per quattro porzioni:

  • 4 wurstel grossi
  • 4 cucchiai da tavola di salsa di pomodoro
  • 2 cucchiai di olio evo
  • 8 cucchiai di acqua
  • 1 decilitro di panna fresca (pari a una confezione piccola, circa)
  • 1 peperoncino
  • 1 limone (ne servono poche gocce)
  • Sale, pepe

Tempo di preparazione e cottura: 15 minuti

Portate a bollore dell’acqua in una pentola che possa contenere comodamente i wurstel. Fateli sbollentare un paio di minuti per poter eliminare con facilità la pelle intorno.

Intanto che si raffreddano un po’, preparate la salsina: scaldate l’olio in un tegamino, aggiungete il peperoncino e la salsa di pomodoro, e fate insaporire il tutto. Allungate con l’acqua e, appena riprende il bollore, lasciate cuocere qualche minuto, così che gli ingredienti si amalgamino bene. Ora mettete la panna, che dovrà bollire anch’essa per cinque o sei minuti. Spegnete il fuoco, acidulate con un pochino di limone, giusto qualche goccia, e aggiustate di sale e pepe.

Riprendete i wurstel, spellateli, tagliateli a fettine, metteteli nella salsa e fateli insaporire ancora due minuti. Serviteli subito, ben caldi.

Variazioni sul tema: Questa insolita versione dei wurstel è adatta come antipasto, in una cena elegante e un po’ robusta: in questo caso serviteli in ciotoline individuali. In famiglia, sono un perfetto secondo o addirittura un piatto unico se accompagnati con una porzione di riso in bianco.

Vino: Valcalepio rosso

Gambe o wurstel?

wurstel

Arrosto alla viennese


arrosto alla viennese2

Riprendo i suggerimenti per piatti un po’ insoliti, meno adatti alla quotidianità e dedicati ai momenti festaioli, quando si è in molti intorno alla tavola, con qualcosa da festeggiare, o anche solo per stare in compagnia.

L’arrosto alla viennese è da annoverare tra i piatti forti della mia famiglia, e dico subito che, a discapito del nome, non ha niente di austriaco, ma proprio niente. Chissà da dove gli viene quel nome lì?

Intanto, questi gli ingredienti e il facile procedimento:

  • 1 pezzo di carne da arrosto di vitello o manzo, purchè sia tenero e magro (perfetto il codino o rotondino)
  • ½ litro di vino bianco secco
  • 1 costa di sedano
  • 1 carota
  • 1 cipolla
  • 3 chiodi di garofano
  • 1 rametto di rosmarino
  • 2 foglie di alloro
  • 1 noce moscata
  • 1 manciatina di foglie di prezzemolo
  • 5 cucchiai di olio evo
  • 5 cucchiai di panna
  • Sale, pepe

Tempo di preparazione: cinque minuti, il giorno prima

Tempo di cottura: 40 + 10 minuti circa

Il giorno prima: prendete la carne e strofinatela bene con il sale e, se volete, un po’ di pepe, adagiatela in un contenitore ben capiente con il coperchio, mettete intorno tutti  i sapori profumati, irrorate con il vino bianco. Chiudete ermeticamente e mettete in frigo. Ogni tanto, quando vi viene in mente, senza una regola precisa, prendete il contenitore e giratelo un po’, di modo che tutto si insaporisca in modo uniforme.

Il giorno dopo: in un tegame dai bordi alti e sempre capiente, perché deve starci comoda la carne, scaldate l’olio, mettete l’arrosto e fatelo dorare tutto intorno, girandolo spesso. Quando è rosolato, bagnatelo con il vino, che aggiungerete un po’ alla volta per dargli il tempo di scaldarsi bene, e infine versate tutte le verdure.  Coprite e lasciate cuocere per mezz’ora, 40 minuti, a seconda dello spessore della carne, girando un paio di volte e badando solo che non si attacchi al fondo.

Quando la carne è cotta, estraetela dal tegame. Eliminate chiodi di garofano, noce moscata e alloro, travasate in un contenitore più piccolo e più stretto il fondo di cottura e, aiutandovi con il frullatore a immersione, riducete tutto a una crema. Attenzione al sedano: i suoi filamenti sono difficili da sminuzzare, eventualmente toglieteli. Diluite il tutto con la panna.

Rimettete la carne nel tegame, bagnatela con la salsa e fate cuocere ancora tutto insieme per una decina di minuti.

Estraete la carne, affettatela non troppo sottile e servitela nappata con la profumatissima salsina.

Strategie: Potete cuocere la carne in anticipo, anche di diverse ore, e conservarla avvolta nella carta di alluminio. Al momento di servire, basterà fare solo l’ultimo passaggio, ovvero farla insaporire per una decina di minuti con la salsa.

Variazioni sul tema: Questa volta, suggerisco di non variare nulla. L’equilibrio dei sapori, per quanto apparentemente banale, è invece importante in vista del risultato finale. La sola opzione che mi sento di proporre è quella di fare a meno della panna, nel caso si voglia proporre qualcosa di più dietetico. La salsa, sappiatelo, risulterà però molto meno accattivante.

Vino: Pinot Nero

Il Castello del Belvedere a Vienna

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Panini farciti alle olive


panini olive

In occasione dell’ultimo compleanno festeggiato in famiglia, avevo parlato di panini alle olive, che oltre a essere buonissimi, sono anche perfettamente in linea con la mia visione del cucinare, ovvero facili e veloci.

La ricetta mi è stata regalata da Francesca, amata cugina, splendida ragazza emiliana oggi mamma orgogliosa del piccolo Diego. Francesca li prepara con il Bimby, noto elettrodomestico quasi magico grazie alla sua versatilità, per il quale io ho un’attrazione feroce (ma non lo possiedo, non ancora, almeno …)

Chi conosce un po’ il Bimby sa che ha la bilancia incorporata, quindi la quantità per ogni ingrediente, anche i liquidi, è espressa in grammi. Io li ho semplicemente convertiti in decilitri.

Nei miei tentativi, io li ho preparati sia con il lievito madre che con il lievito di birra. Sono buonissimi sempre, quindi qui li spiego in versione veloce, con il lievito di birra, e sono sicura che chi ama e utilizza il lievito madre saprà “tradurre” le istruzioni (di fatto, basta impastare il giorno prima)

Gli ingredienti per una ventina di panini:

  • 500 grammi di farina 00
  • Mezza tazzina da caffè di olio evo
  • 2 decilitri di latte
  • 1 cucchiaino colmo di zucchero
  • 1 cucchiaino raso di sale
  • 1 cubetto di lievito di birra
  • 150 grammi di olive verdi o nere (ma non miste) denocciolate
  • Acqua q.b. (circa 1 decilitro)

Tempo di preparazione: 20 minuti (impasto a mano)

Tempo di cottura: 30-40 minuti

Tritate grossolanamente le olive.

Fate sciogliere il lievito di birra nel latte appena appena tiepido

Se avete il Bimby oppure la planetaria, mettete tutti gli ingredienti asciutti insieme, escluso le olive, badando solo a disperdere il sale all’interno della farina: basterà mescolare un attimo con le dita. Aggiungete l’olio e il latte con il lievito, e incominciate a impastare, aiutandovi lentamente con l’acqua per arrivare ad avere un impasto ben morbido ma asciutto, che non si appiccica alle mani.

Se fate a mano … è lo stesso: mettete la farina, lo zucchero e il sale in una ciotola capiente, aggiungete il latte e l’olio, e andate avanti a impastare, aiutandovi con l’acqua che occorre. La differenza è che con i potenti mezzi della tecnica il tempo di impasto è di pochi minuti, a mano bisogna insistere per almeno dieci o quindici minuti affinchè l’impasto diventi ben omogeneo.

Considerando però che anche i mixer più semplici hanno in dotazione le lame in plastica, penso che ormai nessuno sia più costretto a impastare a mano.

Ora mettete l’impasto in una ciotola, e lasciatelo lievitare per almeno un’ora nel solito angolino riparato, come l’interno del forno spento.

Quando l’impasto sarà ben gonfio, riprendetelo, maneggiatelo ancora un pochino, quindi stendetelo con il mattarello dandogli la forma di un rettangolo. Distribuite sulla superficie le olive, arrotolate il rettangolo di pasta fino ad avere una specie di lungo salame.

Con un coltello ben affilato, o in ceramica, tagliate il salame in tante porzioni: io ne ho ricavato una ventina, perché nel caso dei panini, piccolo è bello.

Trasferite i panini sulla placca del forno, un po’ distanziati, e lasciateli lievitare per un’altra mezz’ora circa.

Se lo spazio non fosse sufficiente, lasciate intero il “salame” avanzato, e ponetelo in un recipiente o in una ciotola ben coperta da un piatto, badando a infarinare un po’ i contorni perché non si attacchi. Al momento di tagliare gli altri panini, basterà srotolarlo.

Accendete il forno statico a 200 gradi e infornate i panini, lievitati, per circa mezz’ora o 40 minuti, dipende dalle dimensioni. Sono pronti appena li vedete belli dorati.

Non assaggiateli sennò correte il rischio di mangiarli tutti subito!

Strategie: Questi panini, nella loro semplicità, sono squisiti e perfetti come sfizioso accompagnamento di qualunque pasto, ma si possono usare con altrettanto successo per una merenda o un aperitivo un po’ rinforzato, farciti con affettati misti, formaggio delicato, salmone affumicato, tonno sott’olio ben sminuzzato.

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The Owl House


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Avete mai pensato di uscire una sera a cena al ristorante, e trovarvi in un ambiente completamente dedicato a voi, dove avete la sensazione di essere amici di famiglia, dove potete dettare voi il ritmo tra le portate, intervallando la seduta a tavola con qualche chiacchiera sul divano, davanti a un camino scoppiettante?

Questa è l’esperienza che abbiamo vissuto ieri nella Casa del Gufo, The Owl House, la deliziosa hidden kitchen che Naima e Matteo, squisiti ospiti, hanno organizzato nella loro lussuosa cascina a pochi chilometri dal centro di Milano.

Naima, dietro l’apparenza di bionda fatina, nasconde un talento gastronomico straordinario, e i suoi piatti sono tanto buoni quanto belli. Abbiamo concordato con lei in anticipo cosa farci preparare, secondo il nostro gusto e le nostre personali  esigenze alimentari.

Matteo, perfetto padrone di casa, non si è distratto un attimo, attento a venire incontro a ogni nostra esigenza.

Siamo stati accolti da stuzzicanti nidi di pasta e pesce spada serviti in insolite scatoline, e abbiamo brindato tutti insieme alla nostra serata.

Naima ha poi preparato squisiti gamberoni avvolti in croccanti fette di guanciale e adagiati su una morbida crema di patate profumata alla vaniglia.owl gamberoni

Il primo piatto prevedeva gnocchetti di zucca, rigorosamente fatti in casa, con una deliziosa salsa alle noci.

Il secondo ha stupito tutti: parmigiana di melanzane preparata a regola d’arte, arricchita con pesce spada fresco e affumicato.

owl melanzane owl

A questo punto eravamo decisamente già sazi, ma come rinunciare al dolce, se questo è una panna cotta allo zafferano di San Gimignano, cioccolato extra fondente e lingue di gatto al rosmarino, anche queste fatte in casa?

Il tutto accompagnato da diversi tipi di pane di altissima qualità.

A me piace andare a mangiare al ristorante, ma questa esperienza è stata davvero qualcosa di inatteso, molto divertente, nel contempo rilassante e oltremodo piacevole.

Penso già che, con la bella stagione, forse il camino sarà spento, ma si potrà passeggiare sul prato intorno a casa e contare le stelle in cielo….


http://www.theowlhouse.it

 

 

owls

Il polpettone di Nora Ephron


polpettone nora ephron

Spero che tutti sappiate chi è, o meglio, purtroppo, chi è stata Nora Ephron. Per scalzare ogni incertezza, dirò subito che Nora Ephron è la persona che ha inventato la scena dell’orgasmo simulato nel film Harry ti presento Sally. Già questo basterebbe a farne un genio assoluto, ma intanto che c’era, durante la sua vita, Nora ha sposato (tra gli altri) Carl Barnstein, uno dei due giornalisti dell’inchiesta Watergate, ha scritto la sceneggiatura di numerosi film, e ha scritto libri.

Tra questi ce n’è uno, che in italiano è intitolato “Il collo mi fa impazzire” dove Nora si rivela come una donna che, a dispetto delle frequentazioni hollywoodiane, vive una vita normalissima, fa la spesa, cresce i figli e se ne infischia abbastanza delle apparenze. Nora rivela un cruccio comune a tutte le donne non più giovani, ovvero prendere atto che, nonostante creme e ginnastiche, a un certo punto la pelle del nostro collo, da tesa e tonica, diventa simile a una carta velina stropicciata. Nora si dispiace di … non aver contemplato abbastanza a lungo il suo bel collo tonico. Beh, sapete che vi dico? Ha ragione! Lo dico a tutte le giovani amiche che mi leggono, prendetevi un po’ di tempo, ogni giorno, e guardatevi compiaciute la vostra bella pelle tesa. Se oggi vi sembra pazzesco, vi assicuro che verrà il giorno in cui, invece, apprezzerete molto di averlo fatto.

Comunque torniamo in cucina, perchè Nora Ephron è stata anche un’ottima cuoca. Tra i suoi piatti forti c’è uno squisito polpettone.

Io vi propongo la mia versione, un po’ italianizzata

Eccolo, a partire dagli ingredienti:

  • ½ chilo di carne di manzo macinata
  • 2 etti di prosciutto crudo
  • 4 fette di pancarrè
  • 1 etto circa di parmigiano grattugiato
  • 2 uova
  • 1 bicchiere di latte circa
  • 2 arance non trattate
  • ½ bicchiere di Grand Marnier
  • Olio di semi di mais
  • Sale, pepe, noce moscata

Tempo di preparazione: 20 minuti

Tempo di cottura: 40 minuti

In una ciotolina, spezzettate il pancarrè e copritelo con il latte, di modo che lo assorba bene

Lavate accuratamente le arance (con bicarbonato o con un detergente totalmente biodegradabile), sciacquatele con altrettanta cura,  grattugiate la buccia, e spremetene il succo.

Tritate grossolanamente, o tagliate a pezzettini, il prosciutto crudo.

In una ciotola capiente raccogliete la carne tritata, il prosciutto, il pan carrè un po’ strizzato (ma non troppo) dal latte, il parmigiano, le uova e la scorza grattuggiata delle arance. Mescolate molto bene il tutto e regolate di sale e pepe. Volendo, potete fare come faccio io, per essere sicura di mescolare accuratamente: metto tutto insieme nel mixer e faccio girare a bassa velocità.

Ora versate il composto su un tagliere e, aiutandovi con e mani, dategli la forma di un cilindro molto ben pressato.

Velate di olio il fondo di un tegame antiaderente, grande abbastanza da contenere il polpettone ben steso, e accendete il fuoco. Aggiungete la carne e rosolatela su un lato di modo che faccia un po’ di crosticina e si sigilli. Con l’aiuto di due cucchiai e molta calma, giratela sull’altro lato, e quando sarà tutta ben dorata, bagnatela con il Gran Marnier. Lasciate evaporare l’alcool qualche minuto, quindi aggiungete una parte del succo delle arance, abbassate la fiamma, coprite e fate terminare la cottura, bagnando ogni tanto con il resto del succo delle arance. Sarà pronto in una mezz’ora circa.

Una volta pronto, fatelo raffreddare un po’ prima di toglierlo dal tegame e affettarlo. Servitelo bagnato con la salsina di cottura e accompagnato da una fresca insalata semplice o di finocchi e arance, oppure da un morbido purè di patate, a seconda della stagione e dell’umore.

E’ un piatto secondo me perfetto per questi giorni di quasi primavera, perché ha un profumo diverso che soddisfa la voglia di nuovo.

Strategie: Potete preparalo il giorno prima e conservarlo nel tegame di cottura. Al momento di servirlo, affettatelo e scaldate solo la salsina. Si conserva due o tre giorni in frigorifero senza difficoltà, meglio se intero.

Vino: Dolcetto di Ovada

E ora, prendetevi un attimo di relax e divertimento con la famosa scena del film:

http://www.youtube.com/watch?v=xWJDEgoTBrk

harry meet sally

Risotto alle nocciole


risotto con le nocciole

Caspita, mi accorgo adesso di non avere ancora condiviso la ricetta del risotto alle nocciole! E’ un piatto buonissimo, estremamente facile, di grande effetto ma … totalmente invernale! Quindi chi vuole provarlo dovrà approfittare di questi (si spera) ultimi giorni freschi, prima che la primavera esploda con temperature tiepide e … piatti diversi (e detto questo, sappiate che non ho poteri, se nevica ad aprile, io non c’entro).

Gli ingredienti, per quattro:

  • 320 grammi di riso (Carnaroli, Superfino Arborio o Vialone Nano)
  • 1 scalogno
  • 5 cucchiai di olio evo
  • 1 bicchiere di vino bianco secco
  • ½ litro circa di brodo di carne o fatto con il dado
  • 80 grammi di nocciole
  • 100 grammi di gorgonzola cremoso
  • 4 pizzichi di erba cipollina

Tempo di preparazione: 10 minuti

Tempo di cottura: 20-25 minuti

Secondo me, non ci sarebbe neanche bisogno della spiegazione, comunque …

Tritate lo scalogno e fatelo rosolare dolcemente nell’olio. Se possibile, se avete tempo, come suggerisco sempre, fatelo ammorbidire molto lentamente aggiungendo piano piano qualche cucchiaio di acqua, o brodo, o vino bianco. Il risultato finale sarà più delicato.

Comunque decidiate di procedere, appena lo scalogno è trasparente aggiungete il riso, fatelo tostare un po’ nel fondo di cottura, rimescolando lentamente ma continuamente, perché non si attacchi. Sfumate con il vino bianco e, appena è evaporato, aggiungete un po’ di brodo, fino a cottura quasi completa, secondo che vi piaccia più o meno al dente.

Nel frattempo, tritate molto grossolanamente le nocciole, preparate il gorgonzola pulito e diviso in qualche pezzo, tritate l’erba cipollina (ma io trovo ottima anche quella surgelata, già pronta).

Appena il risotto vi sembra pronto, aggiungete il gorgonzola e rimescolate bene perchè si amalgami perfettamente, e metà delle nocciole tritate.

Preparate i piatti individuali, decorando con altre nocciole e con l’erba cipollina, che ha il solo scopo di rendere meno pallido l’aspetto finale.

E’ semplicissimo, ma di grande effetto, oltre che piuttosto festaiolo.

Variazioni sul tema: Il gorgonzola rende questo piatto davvero stuzzicante, ma non a tutti piace. Potete quindi sostituirlo con una mozzarella fiordilatte oppure 100 grammi di crescenza, risultato più delicato, ma gusto assicurato!

Vino: Sauternes, Recioto di Soave

E grazie a Ettore, amico affettuoso, grande gourmet e gourmand che, dopo averlo assaggiato, ha pubblicato la foto (quella che vedete in alto) sulla sua pagina Facebook.

da parte mia, una foto del 1960 scattata in Val Trebbia, che mostra come si vendevano le nocciole, in Liguria, quando io ero bambina: come collane. La fotografia è di Ferdinando Quaranta.

collana di nocciole