Ravioli di carne con sugo di roastbeef


ravioli al sugo di roastbeef

Abbiamo visto come si fa la pasta in casa, abbiamo visto come si fa un vero roast beef all’inglese, dove avevo suggerito di conservare un po’ del sughetto di cottura.

E’ il momento di fare i ravioli di carne, piatto lussuosissimo, appagante, saziante, adatto a un pranzo o una cena un po’ importante, conviviale, dove ci sia il tempo di gustare con calma le portate.

E’ un piatto lungo da preparare, anche perché deve essere fatto con un po’ di attenzione, quindi prendetevi una mezza giornata e dedicatela ai ravioli, e a voi stessi. Qualcuno ha detto che il tempo passato a cucinare non si rimpiange mai … non è proprio sempre così, ma ogni tanto dedicare un po’ di tempo a fare qualcosa di buono, può essere piacevole, e anche terapeutico.

Per quattro persone gli ingredienti sono:

  • 300 gr. di farina
  • 4 uova
  • 300 gr. carne magra di vitello o vitellone in un pezzo solo
  • 100 gr. prosciutto cotto
  • Parmigiano grattugiato
  • Noce moscata
  • 1 rametto rosmarino, 1 spicchio d’aglio
  • 2 cucchiai di olio evo, 1 noce di burro
  • Sale

Tempo di preparazione: due ore abbondanti …

Cominciate a preparare la pasta come spiegato qui, utilizzando la farina, tre uova, tre pizzichi di sale, quindi mettetela a riposare ben coperta, o fasciata nella pellicola.

Con il coltello di ceramica tagliate la carne a pezzi grossi, tipo spezzatino.

 In un piccolo tegame fate scaldare l’olio e il burro, aggiungete la carne, lo spicchio d’aglio e il rametto di rosmarino, coprite e fate rosolare tutto insieme a fuoco vivace, rimescolando spesso. La carne deve diventare molto, ma molto ben colorita. Lasciate raffreddare, eliminate aglio e rosmarino, quindi mettete nel mixer i pezzi di carne, il prosciutto cotto, quattro o cinque cucchiai di parmigiano grattugiato, una bella grattata di noce moscata, sale, pepe, e infine l’uovo, per legare il tutto. Deve acquistare una consistenza soda ma cremosa, se fosse troppo asciutto potete aggiungere un altro uovo (attenzione, deve essere molto asciutto per reggere un secondo uovo), oppure un cucchiaio di ricotta, di besciamella, di purè, un pochino di latte, secondo quello che avete pronto. Se fosse troppo liquido potete correggere con altro parmigiano o pane grattugiato. Però, per la mia esperienza, le dosi indicate non dovrebbero dare grosse sorprese.

Ora bisogna tirare la sfoglia e poi fare i ravioli, e qui tutto dipende dall’attrezzatura individuale. La mia impastatrice ha un magico accessorio che li fa in un lampo, ma ci sono altre soluzioni. C’è il classico raviolamp, dove si appoggia una sfoglia, si mette un po’ di ripieno nei buchetti apposta, si copre con un’altra sfoglia, si passa il mattarello e voila, in un colpo sono pronti almeno 12 ravioli. Più semplicemente, si può prendere una sfoglia, posizionare a distanza regolare cucchiaini di ripieno, coprire con un’altra sfoglia, schiacciare un po’ per fare aderire le due sfoglie dove è vuoto, e poi tagliare i quadrati con una rotella. Con questo sistema, trovo geniale l’idea di fare ravioli molto grandi, di modo da contarne solo cinque o sei per persona: si fa molto più in fretta e il risultato è ottimo.

Comunque decidiate di prepararli, man mano che li fate spolverateli attentamente di farina, per evitare che si attacchino.

Quando è ora, cuoceteli in abbondante acqua salata, scaldate a parte il sugo del roast beef e conditeli in un piatto largo, di modo da poterli mescolare bene. Se qualche raviolo in cottura si rompe, poco male, perché il ripieno andrà semplicemente ad arricchire il condimento. Serviteli con parmigiano a parte.

Sembrerebbe scontato far seguire a questi ravioli proprio il roast beef, ma io non trovo sia una buona idea, perché si rischia una uniformità di sapori che penalizza la qualità del cibo. Meglio proporli in due tempi diversi, e raddoppierete anche il successo.

Vino: Primitivo del Salento

Strategie: potete prepararli in anticipo e congelarli, facendo attenzione a metterne in freezer pochi alla volta e ben distanziati. Quando saranno abbastanza rigidi, potrete trasferirli in un più comodo sacchetto e procedere via via con tutti gli altri.

raviolamp

Sempre a dieta fra un pasto e l’altro


Non si è mai parlato tanto di cibo come adesso, e forse è anche piuttosto giustificato: nel mondo occidentale, nel nostro mondo quindi, i giovani adulti di oggi sono la prima generazione nella storia dell’umanità ai quali non è mai mancato il cibo, non solo, ai quali è stato sempre dato, fin dal primo giorno di vita, un cibo selezionato, scelto, dedicato, bilanciato … e troppo. E già, perché parlando ancora di generazioni, sappiamo che solo chi è nato nel dopoguerra non ha mai patito la fame e, anzi, ha sempre avuto da mangiare e da scegliere cosa mangiare. In passato i fortunati satolli erano pochissimi, e purtroppo ancora oggi ci sono delle eccezioni: ripeto che sto parlando del primo mondo, non voglio sottovalutare né dimenticare la scarsezza alimentare che ancora affligge tantissime, troppe persone. Fatto sta che oggi noi di cibo ne abbiamo troppo, e ne mangiamo troppo. Il problema del sovrappeso è importante, e se per chi ha addosso veramente tanti chili in più urge un aiuto specialistico, per gli altri (i più) che litigano con quei tre, quattro, cinque chili di troppo, vorrei condividere le mie riflessioni, e le mie strategie.

Sì, perché tre, quattro, cinque chili sono pochi, pochissimi, ma se ci abituiamo a loro possono facilmente diventare qualcuno di più, basti pensare che ingrassare di un chilo all’anno (e che sarà mai!) vuol dire avere addosso dieci chili in più dopo dieci anni, e cominciano a essere tanti. Aggiungiamo che sembra ormai certa l’equazione giusto peso = salute, ed è facile capire come sia indispensabile essere attenti e previdenti.

L’offerta alimentare intorno a noi rientra nel discorso ampio del mercato, in quanto l’obiettivo è sempre quello di farci acquistare più possibile. Purtroppo è un’offerta alla quale bisogna prestare la massima attenzione perché, per quanto ci siano già intervento di tutela e controllo che una volta ci saremmo sognati, a mio avviso le leggi vigenti non sono sufficienti a difenderci da acquisti incauti e poco salutari. Sappiamo tutti che i cibi light  lo sono solo per un verso e non per altri, che le etichette vanno lette con il microscopio, che i piatti pronti sono allettanti ma cosa ci sarà dentro ecc. ecc.

Come mi difendo io (e la mia famiglia)? Ci vuole un po’ di storia: sono cresciuta in un tempo in cui la quantità di cibo consumata rappresentava un importantissimo messaggio di benessere (come dicevo sopra, i miei genitori e tutti quelli prima ne hanno sempre avuto poco, oppure abbastanza in quantità ma non in qualità e varietà), ma ancora non si conoscevano i pesanti risvolti di un’alimentazione esagerata e sbilanciata. Quindi mangiavo, sì, tanto, ma male. La mia educazione alimentare è cominciata quando sono diventata a mia volta genitore, e dovendomi occupare della salute dei miei figli, ho scoperto tante cose interessanti anche per la mia. Certo ero abituata bene, adoro quasi tutto quello che fa male, e ne consumavo senza scrupoli.  Quando ho capito che non potevo andare avanti così, ho provato a limitare il cibo, o un certo tipo di cibo, in modo drastico, ma con risultati deludenti: dopo un periodo integralista, il desiderio di compensare quanto mi ero tolta fino a quel momento diventava così forte da farmi rituffare nelle cattive abitudini alimentari. Quindi? Quindi mi sono imposta un’educazione alimentare fatta di spostamenti minimi, puntando a risultati sulla lunga scadenza: ho incominciato a eliminare piccolissime quantità di condimento e di tutto quello  che era meglio limitare, in quantità quasi impercettibile. Ho ridotto proteine e grassi animali e aumentato legumi e verdure fresche. Dopo qualche tempo, quando ormai il mio palato e il mio stomaco si erano abituati, ho tolto ancora un pochino, e così via per forse un paio d’anni. Il risultato è che oggi la mia alimentazione è molto varia, leggera, poco condita, digeribile, bilanciata. Il mio stomaco e il mio fegato mi sono grati, perché funzionano perfettamente, funzionano così bene che ogni volta che mi permetto uno strappo alla regola, come una bella mangiata a casa o al ristorante (si vive una volta sola) , non se ne accorgono neppure e io gusto tutto pienamente senza difficoltà. Meditate …

totò che mangia gli spaghetti